casamonica

I MAFIOSI SI NASCONDONO. I CASAMONICA SI ESIBISCONO. IL FU VITTORIO, “IL RE DI ROMA”, HA IL SUO BEL PROFILO FACEBOOK DAL QUALE CI SALUTA CON UNA VECCHIA FOTO ANNI SETTANTA IN CUI ESIBISCE UN MAGNIFICO CRAVATTONE E CAPELLI SPAZIALI – E POI, FRA I TANTI RAMPOLLI DEL CLAN, ABBIAMO IL MONUMENTALE ROCCO CASAMONICA, CHE POSTA UNA UNA PISTOLA TEMPESTATA DI BRILLANTI CON IMPROBABILI PROIETTILI D’ORO

Lorenzo D’Albergo per “la Repubblica

VITTORIO CASAMONICAVITTORIO CASAMONICA

 

Giovane, capelli lunghi e cravattona a quadri su camicia bianca inamidata. Per i figli e i nipoti, Vittorio Casamonica è ancora vivo, per sempre adagiato sulla sua Alfa Romeo Giulietta anni ‘70. Chissà per quante settimane, mesi o anni il “Re” continuerà a sorridere dal suo profilo Facebook. La sua pagina oggi è un santuario potenzialmente eterno al centro di uno sterminato network familiare.

 

Una galassia digitale che la prole della prole naviga senza sosta e in cui si dà appuntamento a qualsiasi ora del giorno e della notte per ricordare il caro estinto. Foto e video ricordo, citazioni e invettive, più o meno virulente, ai danni dei cronisti e dei mezzibusti dei tg sono visibili a tutti gli utenti (di proposito o per distrazione?), anche a chi non ha stretto amicizia con i membri della famiglia.

 

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«Smettetela di fare polemiche su un funerale vergognatevi giornalisti andate a scavare tutte le cose passate e lo mischiate ahi funerale anche voi siete criminali e maffiosi. L’invidia è una brutta bestia. Prima di parlare pulitevi la bocca con la candeggina questa è l’usanza nostra quale maffia», scrive Rosaria. Salvo poi condividere il video delle esequie di Repubblica , legato a quello dello zio che balla in casa. Lei è la Casamonica che sabato è tornata davanti alla basilica San Giovanni Bosco, lì dove è stato ufficiato il funerale dello zio, per difenderne la memoria. Sotto l’intervento, dieci pollici all’insù. Dieci like da cui parte un lunghissimo tour.

 

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Fratelli, cugini, omonimie, spose e tonnellate di foto degli appuntamenti di famiglia: cene nei ristoranti per cerimonie dei Castelli Romani e grandi abboffate in famiglia. E ancora: il karaoke in casa con il defunto Vittorio al microfono, orologi da decine di migliaia di euro, gioielli, Ferrari, tatuaggi, bottiglie di Dom Pérignon, le partite della Roma, coppiette felici e scatti dei pargoli.

 

Subito, però, passando in rassegna i profili dei maschi di casa, salta all’occhio il contrasto tra i sorrisi e un machismo che in alcuni casi si fa esplosivo. Non tanto lo spassionato amore per la boxe, i filmati degli allenamenti con lo sparring partner sul ring e i commenti sui grandi match del passato dei santini Tyson e Mayweather: la tradizione pugilistica dei Casamonica è pluridecennale. Su Facebook i muscoli si mostrano in un altro modo. Ecco, allora, la pistola e i proiettili in oro tempestati di brillanti postati da Rocco Casamonica. Tanti “mi piace”, ben 36, e commenti entusiastici: «Mazza, bella», «Bellissima wauuuu» e un «me la presti?» corredato da smile. Sullo stesso profilo campeggia anche una foto di Genny, giovane boss della serie tv Gomorra: «Oggi mi sento un re, vuoi essere la mia regina?».

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La fatidica domanda deve essere stata pronunciata in almeno un’occasione da una Casamonica a uno Spada, o viceversa. Già, perché la connection tra le due casate — la seconda, raccontano le cronache giudiziarie, controlla il litorale romano a suon di droga ed estorsioni — è più che mai evidente sui social network. La famiglia si allarga anche ai Moccia, clan di Roma est.

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Base comune: il folle amore per il lusso. Quello che spinge Kristian a pubblicare le foto dei suoi Rolex e Guido, Alessandro, Luca e Jeson a spacciarsi con leggerezza per “amministratore delegato” di Gucci, marchio simbolo della moda made in Italy.

 

Tra una t-shirt griffata, gli irrinunciabili selfie in macchina e una foto scattata nei corridoi del tribunale di piazzale Clodio ai parenti in attesa di processo, gli scatti d’ira sono all’ordine del giorno. E, nell’universo di valori della tribù gitana, venire alle mani è un’opzione sempre contemplata: «Mi sono rotto il cazzo di queste persone miserabili — scrive Rocco in uno sgrammaticato flusso di coscienza — quando avete qualche problema fatemelo sapere a cosa volete sfidarvi sono sempre pronto a uno a uno anticappati ».

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Gionni si fa valere con un «Sono fiero di me stesso xké nella vita non ho mai leccato il culo a nessuno». In particolar modo ai politici, poco amati nel feudo tra la Tuscolana e l’Anagnina. Nel pantheon della famiglia Sinti non c’è spazio per destra o sinistra. Solo Danilo Casamonica si sbilancia, condividendo la proposta di ridurre l’indennità parlamentare.

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