UN PARTITO AI PIEDI DI DUDÙ - COME DAGOANTICIPATO, LA PASCALE HA PIAZZATO DE SIANO COORDINATORE IN CAMPANIA - C’È IL SUO ZAMPINO ANCHE NELLA NOMINA DELLA SANTELLI IN CALABRIA?

Paola Di Caro per il "Corriere della Sera"

Infastidito dall'immagine che teme possa uscire di lui di un leader bloccato dai veti, alle prese con lotte fratricide nel suo partito e incapace di decidere, Silvio Berlusconi procede ora a passo spedito nelle nomine dei coordinatori regionali di Forza Italia. E, dopo quella del 2 gennaio, ecco ieri arrivare la seconda tranche di prescelti.

Con qualche sorpresa. Perché i nodi più complicati, che si pensava servisse più tempo per sciogliere, sono stati tagliati da Berlusconi con scelte nette: in Campania Cosentino deve rinunciare a un suo uomo, Sarro (gradito anche a Verdini), e passa De Siano, secondo i maligni sponsorizzato dall'amica Francesca Pascale.

In Calabria si impone Jole Santelli - vicinissima al Cavaliere e alla sua compagna - rispetto a Galati, che pure contava sul sostegno di tanti e di Verdini. Ancor più netto il pugno berlusconiano sulla Sicilia, che vede la nomina di Gibiino, uno degli emergenti nel suo «inner circle», nonostante in tanti nel partito avessero tentato di ostacolarne l'ascesa.

Cerioni nelle Marche, Pichetto in Piemonte, Latronico in Basilicata e Palmizio in Emilia completano il pacchetto, che sarà seguito dopo la Befana dal terzo e ultimo giro di nomine (Sardegna, Puglia, Molise, Abruzzo, Umbria). Ma dai commenti tra le file azzurre, si può dire che - sul territorio - alla fine ha prevalso un mix non scontato di volti noti ma anche di emergenti.

Si vedrà presto se il metodo adottato per le cariche regionali verrà ripreso anche per quelle nazionali. E si capirà chi avrà la meglio nel braccio di ferro in atto tra l'uomo forte dell'apparato, Verdini, e quello che interpreta la voglia di Berlusconi di cambiamento e facce nuove, Giovanni Toti. Sì perché, raccontano in FI, lo scontro ideologico tra i due sul modello di partito si sta facendo sempre più forte.

Il primo, con il sostegno di altri big forzisti tra i quali certamente Fitto, sta cercando di frenare il Cavaliere e - dicono - riportarlo «alla realtà: non si possono fare rivoluzioni soprattutto se questi famosi volti nuovi non esistono». Esattamente il contrario di quello che Toti propugna: una grande ventata di novità nei volti, nei modi, nella linea politica e soprattutto nella struttura.

Come la pensa Berlusconi è noto: per lui l'idea dei Club, la contaminazione, il coinvolgimento di giovani, professionisti, esterni è essenziale. Ma come mettere assieme tutto con la necessità di coinvolgere i big senza perderli per strada? Le possibili soluzioni sono due: quella che piace più agli «innovatori» vede un Ufficio di presidenza (di 36 membri) con tutti i nomi noti dentro ma uno o due coordinatori o vice presidenti (uno potrebbe essere lo stesso Toti) con deleghe molto forti su liste, organizzazione, propaganda, comunicazione.

L'altra, che coinvolgerebbe di più gli ex ministri e i nomi noti, vedrebbe gli incarichi di peso divisi tra 5-6 «colonnelli», con un ruolo meno visibile per Toti e forte per Verdini. Nel primo caso, le scelte potrebbero essere annunciate all'assemblea di celebrazione della discesa in campo di Berlusconi del 1994, il prossimo 26 gennaio. Nel secondo caso, con una linea più «continuista», in una decina di giorni l'organigramma potrebbe essere ufficializzato.

Insomma, sono giorni di trattative intense, con un occhio ai prossimi sviluppi sul piano politico. Chiaro che se si capisse che il voto si fa imminente, a maggio, le strategie subirebbero accelerazioni. Sia sulla premiership (continua a circolare l'ipotesi che, in caso di voto subito, possa essere Marina la candidata premier) sia sulle alleanze, nonostante l'idea di un ritorno di Alfano alla casa madre sia osteggiata da molti nel partito, pronti a giurare che i sondaggi commissionati dal Cavaliere sull'ex delfino sono «pessimi».

 

IL CAPODANNO DI SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE DOMENICO DE SIANOIole Santelli MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DENIS VERDINI DANIELA SANTANCHE GIOVANNI TOTI

Ultimi Dagoreport

turicchi, giorgetti, sala

FLASH! - IL DILEMMA DI GIORGETTI: IL CAPO DELLE PARTECIPATE DEL TESORO E SUO FEDELISSIMO, MARCELLO SALA, NON HA INTENZIONE DI TRASLOCARE ALLA PRESIDENZA DI NEXI PER FARE POSTO AD ANTONINO TURICCHI, CHE VANTA PERO’ UN ‘’CREDITO’’ NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DEL MEF PER AVER CONDOTTO IN PORTO LE TRATTATIVE ITA-LUFTANSA. MA ALLA PRESIDENZA DI ITA, INVECE DI TURICCHI, MELONI & C. HANNO IMPOSTO SANDRO PAPPALARDO, UN PILOTA PENSIONATO LEGATO AL CLAN SICULO DI MUSUMECI – ORA GIORGETTI SPERA CHE VENGA APPLICATA LA LEGGE CHE VIETA AI PENSIONATI DI STATO DI RICOPRIRE INCARICHI RETRIBUITI)…

donald trump

DAGOREPORT - LA DIPLOMAZIA MUSCOLARE DI TRUMP È PIENA DI "EFFETTI COLLATERALI" - L'INCEDERE DA BULLDOZER DEL TYCOON HA PROVOCATO UNA SERIE DI CONSEGUENZE INATTESE: HA RIAVVICINATO IL REGNO UNITO ALL'UE, HA RILANCIATO L'IMMAGINE DI TRUDEAU E ZELENSKY, HA RIACCESO IL SENTIMENT ANTI-RUSSO NEGLI USA - LA MOSSA DA VOLPONE DI ERDOGAN E IL TRACOLLO NEI SONDAGGI DI NETANYAHU (SE SALTA "BIBI", SALTA ANCHE IL PIANO DI TRUMP PER IL MEDIO ORIENTE) - I POTENTATI ECONOMICI A STELLE E STRISCE SI MUOVONO: ATTIVATO UN "CANALE" CON LE CONTROPARTI BRITANNICHE PER PREVENIRE ALTRI CHOC TRUMPIANI...

giorgia arianna meloni maria grazia manuela cacciamani gennaro coppola cinecitta francesco rocca

DAGOREPORT - MENTRE LE MULTINAZIONALI STRANIERE CHE VENIVANO A GIRARE IN ITALIA OGGI PREFERISCONO LA SPAGNA, GLI STUDIOS DI CINECITTÀ SONO VUOTI - SONDARE I PRODUTTORI PER FAVORIRE UNA MAGGIORE OCCUPAZIONE DEGLI STUDIOS È UN’IMPRESA NON FACILE SOPRATTUTTO SE A PALAZZO CHIGI VIENE L’IDEA DI NOMINARE AL VERTICE DI CINECITTÀ SPA, CARDINE DEL SISTEMA AUDIOVISIVO ITALIANO, MANUELA CACCIAMANI, LEGATA ALLE SORELLE MELONI, IN PARTICOLARE ARIANNA, MA DOTATA DI UN CURRICULUM DI PRODUTTRICE DI FILM “FANTASMA” E DOCUMENTARI “IGNOTI” – FORSE PER IL GOVERNO MELONI È STATA PIÙ DECISIVA LA FEDE POLITICA CHE IL POSSESSO DI COMPETENZE. INFATTI, CHI RITROVIAMO NELLA SEGRETERIA DI FRANCESCO ROCCA ALLA REGIONE LAZIO? LA SORELLA DI MANUELA, MARIA GRAZIA CACCIAMANI, CHE FU CANDIDATA AL SENATO NEL 2018 NELLE LISTE DI FRATELLI D’ITALIA - QUANDO DIVENTA AD DI CINECITTÀ, CACCIAMANI HA LASCIATO LA GESTIONE DELLE SUE SOCIETÀ NELLE MANI DI GENNARO COPPOLA, IL SUO COMPAGNO E SOCIO D'AFFARI. QUINDI LEI È AL COMANDO DI UNA SOCIETÀ PUBBLICA CHE RICEVE 25 MILIONI L'ANNO, LUI AL TIMONE DELL’AZIENDA DI FAMIGLIA CHE OPERA NELLO STESSO SETTORE…

consiglio europeo giorgia meloni viktor orban ucraina zelensky ursula von der leyen

LE DECISIONI ALL’UNANIMITÀ IN EUROPA SONO FINITE: IERI AL CONSIGLIO EUROPEO IL PRIMO PASSO PER IL SUPERAMENTO DEL VETO, CON L’ISOLAMENTO DEL PUTINIANO VIKTOR ORBAN SUL PIANO IN CINQUE PUNTI PER L’UCRAINA – GIORGIA MELONI NON POTEVA SFILARSI ED È RIUSCITA A RIGIRARE LA FRITTATA CON MATTEO SALVINI: NON ERA UN DESIDERIO DI TRUMP CHE I PAESI EUROPEI AUMENTASSERO FINALMENTE LE SPESE PER LA DIFESA? DI CHE TI LAMENTI? - ANCHE LA POLEMICA DEL LEGHISTA E DI CONTE SUI “SOLDI DEGLI ASILI CHE FINISCONO IN ARMAMENTI” È STATA AGILMENTE NEUTRALIZZATA DALLA SORA GIORGIA, CHE HA FATTO “VERBALIZZARE” LA CONTRARIETÀ DELL’ITALIA ALL’UTILIZZO DEI FONDI DI COESIONE…