FORNERO CHI? MONTI DEI PACCHI BUTTA IL “RICCOMETRO” NEL CESTINO - IL PROF RINVIA L’APPROVAZIONE DELLE NUOVE REGOLE ISEE PER ACCEDERE AI SERVIZI SOCIALI - DOVEVANO ESSERE PIU’ STRINGENTI: UN ANNO DI LAVORO DELLA FRIGNERO BUTTATO VIA - ORMAI ANCHE IL PROF RAGIONA IN PERCENTUALI: IL “RICCOMETRO” QUANTO SAREBBE COSTATO AL CENTRINO NEI SONDAGGI? - TROPPO: TANTI SALUTI AL RIGORE E RINVIO ALLA PROSSIMA LEGISLATURA…

Alessandro Barbera per "La Stampa"

La decisione per lui era complessa. La campagna elettorale è nel vivo, i partiti pensano corto, e mettere mano ad una materia così a venti giorni dalle urne avrebbe aggiunto problemi a problemi. La potremmo definire la sindrome da redditometro: Monti temeva che il provvedimento finisse nel tritacarne della propaganda. All'ora di cena il premier aveva deciso, anche se curiosamente il provvedimento era ancora all'ordine del giorno del consiglio dei ministri. Il dibattito è stato acceso, ma alla fine è passata la linea del rinvio.

Da un lato Monti, dall'altra Elsa Fornero e il suo sottosegretario Maria Cecilia Guerra, che alla riforma lavoravano da più di un anno. L'oggetto del contendere aveva un nome simile al redditometro ma è cosa del tutto diversa: riccometro. Chi ha almeno un figlio o un reddito basso lo conosce con l'acronimo di Isee, l'indicatore della situazione economica prevalente, l'attestato con il quale si accede alle principali prestazioni sociali: l'asilo nido, la mensa scolastica, gli assegni di maternità, le tasse universitarie, gli sconti sulle bollette di luce e gas.

Se ne parla da mesi, è una riforma che andrebbe a favore dei più poveri contro chi oggi, nelle pieghe delle regole, ne approfitta. Nel pomeriggio a spingere per il rinvio erano usciti allo scoperto il Forum delle famiglie (vicino alla Cei) e due esponenti ciellini del Pdl, Maurizio Lupi e Gabriele Toccafondi: «Una riforma così non può essere trattata come un atto di ordinaria amministrazione».

La richiesta del mondo cattolico era di lasciare la pratica al prossimo governo. È quel che accadrà, anche se ufficialmente il rinvio è alla prossima riunione. La Fornero, descritta «delusa e irritata» da chi l'ha incontrata poco prima del consiglio, è convinta che altro non si sia trattato che del de profundis della riforma. «Temo che non si farà più nulla», confidava ieri sera ai collaboratori.

I dubbi di chi ha chiesto e ottenuto il rinvio sono nella sostanza della riforma, ovvero di rendere più stringenti i parametri grazie ai quali si ottengono le prestazioni. La bozza prevedeva una stretta particolare sui redditi immobiliari: i nuovi criteri prendono a riferimento il valore delle case ai fini Imu, cioé con la rendita catastale rivalutata del 60%. D'altra parte è prevista la possibilità di sottrarre la parte di mutuo residuo, e c'è una franchigia di settemila euro per chi non ha la casa di proprietà e vive in affitto.

Così come accadrà con il nuovo redditometro, il nuovo Isee prevedeva controlli severi: sui redditi, i patrimoni, sull'effettiva composizione dei nuclei familiari. Uno dei trucchi più classici per salire nella classifica degli asili nido è quella di dichiararsi separati quando separati non lo si é. Se oggi la dichiarazione è accettata sulla buona fede dal richiedente, a regime è previsto che alcuni dati vengano precompilati dall'Inps che ha accesso a Serpico, il sistema informatico dell'agenzia delle Entrate.

Ora la riforma subisce uno stop fatale, nonostante un iter che andava avanti da più di un anno. Prevista dal decreto salva-Italia, la revisione dell'Isee era già finita sotto la scure della Corte costituzionale che impose al governo di coinvolgere nella stesura Comuni, Province e Regioni. Ascoltati gli enti locali e il mondo dell'associazionismo, il ministero del Lavoro si è poi trovato di fronte al no alla Conferenza delle Regioni della Lombardia. La legge diceva però che il governo avrebbe comunque potuto procedere con una «deliberazione motivata» ed un decreto del presidente del Consiglio.

Decreto che sarebbe comunque dovuto passare dal vaglio del Consiglio di Stato e dal parere delle Commissioni parlamentari competenti. Solo a quel punto il premier avrebbe potuto varare il provvedimento in via definitiva. Anche se il parere delle Camere non era vincolante, Monti ha preferito evitare rischi.

 

Mario Monti e Elsa Fornero REDDITOMETRO REDDITOMETRO MAURIZIO LUPI TASSA SULLA CASA jpegEvasione Fiscale

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