L’ELEFANTINO INFOGLIA “LA REPUBBLICA’’ DI NAGEL – ‘’GIANNINI INTERVISTA “MR. PAPELLO” CON LO STESSO PIGLIO BATTAGLIERO DI EMILIO FEDE QUANDO INTERVISTAVA BERLUSCONI22 – ‘’LA “MODERNIZZAZIONE” DI MEDIOBANCA SAREBBE CONSISTITA NELL’EROICO GESTO DI MANDAR VIA GERONZI?” – PER NAGEL, ’SAREBBE DOVUTO INTERVENIRE IL GOVERNO” PER SALVARE PREMAFIN E FONSAI’’ - MA DA QUANDO GLI INTERESSI DI NAGEL COINCIDONO CON QUELLI DELL’ITALIA?.....

Giuliano Ferrara per "il Foglio"

L'intervista di ieri di Massimo Giannini ad Alberto Nagel mostra non solo che il lupo, cioè l'ad di Mediobanca, perde il pelo ma non il vizio, ma anche che il lupo e il giornalista sono privi di senso del pudore. Infatti, nella parte finale dell'intervista su Repubblica, Nagel pronuncia la seguente affermazione a cui l'intervistatore non ha nulla da obbiettare: "Sa che le dico? In qualunque altro paese europeo, di fronte alla situazione dei Ligresti e al progetto industriale di Unipol, il governo avrebbe convocato Carlo Cimbri e gli avrebbe detto: di cosa avete bisogno? Siamo pronti ad aiutarvi, perché il vostro è un piano che tutela gli interessi del paese".

In sostanza, gli affari di Mediobanca collimano con gli interessi nazionali e quando c'è una situazione difficile, il tempio della nuova finanza, dell'etica pubblica, della logica e del rigore dei mercati, chiede allo stato un aiuto. Che non va considerato un favore per lobby finanziarie, dotate di poteri mediatici ed esperte nelle mediazioni politiche, ma come tutela di un "campione nazionale, a vantaggio del Paese" (con la "p" maiuscola).

La "modernizzazione" di Mediobanca, nell'era Nagel, sarebbe consistita nell'eroico gesto di mandar via il presidente Cesare Geronzi. Ma ciò non serve a spiegare la "modernità" del salvataggio di Premafin e Fonsai dei Ligresti tramite Unipol, assicurazione dotata di ampie amicizie politiche, ma non di sufficienti capitali per fare fronte al costo "morale" dell'operazione. Essa consentirebbe a Unipol di acquisire una posizione di primo piano.

Ma, nelle regole di Mediobanca, ciò comporta un costo extra, per il privilegio di entrare nel club opaco dei suoi intrecci finanziari, industriali ed editoriali, in sostituzione di Ligresti. Che, come i tassisti, dispone di una licenza, che ha un suo valore, che va pagato. Poiché Unipol, ad adempiere a questa incombenza, "di interesse nazionale", non ce la fa, dovrebbe intervenire il governo. Che però non è in grado di farlo, perché i tempi sono cambiati: le casse sono vuote e c'è la spending review in ricorso.

Dunque Nagel, che ha siglato la "licenza" di Ligresti con le proprie iniziali, si arrabatta. E anche Giannini lo fa, con la trovata che licenziare Geronzi è segno di novità e che così si è sventata la congiura - l'ennesima - di Silvio Berlusconi. Ma nel caso della cessione di una grande impresa finanziaria e assicurativa in perdita, che ha troppo investito negli immobili e forse nei derivati, non si dovrebbe discutere del conto profitti e perdite, delle quote di mercato? Oppure il nome Nagel, con la sua traduzione in italiano, indica che anche Piazza Cuccia non è mutata, ma è in declino?

 

MASSIMO GIANNINI Alberto Nagel article GIULIANO FERRARA ALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTImediobanca

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