ursula von der leyen giorgia meloni

“NON POSSO IMPEGNARMI SU PARAMETRI EUROPEI CHE NON POSSO RISPETTARE” – GIORGIA MELONI EVOCA IL VETO SULLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’: “PREFERISCO ESSERE NELLA CONDIZIONE DI NON RISPETTARE UN PATTO CHE NON HO VOTATO” - ESERCITERÀ UN POTERE DI INTERDIZIONE VORREBBE DIRE FAR DERAGLIARE GLI EQUILIBRI DELL'UNIONE E SABOTARE UNA RIFORMA SU CUI I PAESI MEMBRI LAVORANO DA OLTRE UN ANNO – GIORGETTI HA DETTO DI CONSIDERARE PEGGIORATIVI PER L'ITALIA I NUOVI VINCOLI SUL RIENTRO DEL DEFICIT A MEDIO TERMINE, AL PUNTO DA SOSTENERE CHE SAREBBE QUASI MEGLIO TORNARE ALLE VECCHIE REGOLE

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI

La risposta letterale di Giorgia Meloni è stata: «Non posso impegnarmi su parametri europei che non posso rispettare». E ancora: «Preferisco essere nella condizione di non rispettare un patto che non ho votato». La premier ci ha girato intorno, ma la domanda che le viene rivolta al termine della visita a Zagabria svela il bivio in cui si potrebbe ritrovare se l'Unione europea dovesse confermare regole fiscali considerate indigeste dal governo italiano: porrà o non porrà il veto? Eserciterà un potere di interdizione che vorrebbe dire far deragliare gli equilibri dell'Unione e sabotare una riforma su cui i Paesi membri lavorano da oltre un anno?

 

antonio tajani giorgia meloni giancarlo giorgetti

Meloni sta attenta a evitare in tutti i modi di restare impigliata in un termine – «veto» – che avrebbe conseguenze politiche esplosive, ma alla fine non si allontana troppo dal concetto. La sfida del nuovo Patto di Stabilità è vitale. Nelle ultime settimane il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha abbandonato ogni prudenza e spiegato chiaramente di considerare peggiorativi per l'Italia i nuovi vincoli sul rientro del deficit a medio termine, al punto da arrivare a sostenere che sarebbe quasi meglio tornare alle vecchie regole, quelle pre-pandemiche. Un paradosso per un Paese soffocato da un debito insostenibile, che rivela il terrore della destra di precipitare in un'austerity senza fine.

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

 

La proposta che ha rinsaldato l'asse franco-tedesco non piace a Meloni. Il governo di Roma chiede lo scorporo delle spese legate agli investimenti verdi e digitali. […] Il tema delle transizioni (green e tecnologia) vuol dire Pnrr. […] Difficile credere che il governo non firmerà il nuovo Patto, ma è comunque una minaccia che Meloni vuole lasciare sul tavolo, assieme alla ratifica parlamentare della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (il Mes), che l'Italia è l'unico Paese dell'Eurozona a tenere in sospeso. Anche sulle concessioni balneari il confronto con l'Ue si sta inasprendo.

GIORGIA MELONI URSULA VON DER LEYEN

 

Sulle spiagge occupate la premier eredita impegni presi in campagna elettorale che non si conciliano con la direttiva Bolkestein e con l'ultimatum giunto in Italia giovedì da Bruxelles sotto forma di lettera. Meloni rivendica l'estremo tentativo di compromesso: una mappatura «per capire se c'è o non c'è una scarsità di risorse», che è la condizione di applicazione o meno della Bolkestein, e che, secondo la premier, «curiosamente non era stata fatta fino a oggi». In realtà, l'Europa ha già fatto rilievi su questa proposta e notato che all'interno del censimento delle spiagge si è fatto rientrare un po' di tutto. […]

 

edi rama giorgia meloni 1

L'altra strettoia in cui si è infilato l'esecutivo di destra con l'Europa riguarda l'accordo che prevede di dirottare i richiedenti asilo in due campi in Albania. Meloni da Zagabria apre al confronto chiesto dalle opposizioni («ha bisogno di una messa a terra, sono norme che definiremo con il Parlamento»), attacca «la sinistra» che «tratta da paria» il primo ministro albanese Edi Rama, ma non chiarisce se l'intesa con Tirana riguarderà solo i migranti che sono stati recuperati in acque extraeuropee, e dunque non coperti dal diritto Ue, come due giorni fa ha sostenuto (e auspicato) la commissaria Ylva Johansson. «Dettagli», liquida la faccenda la premier, anche se sa benissimo che si tratta di una questione sostanziale che di fatto potrebbe azzoppare un patto celebrato da lei stessa come «un modello innovativo» replicabile da altri.

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