
I PENTASTELLUTI, CON IL LORO BAU-BAU ANTI-SISTEMA, TIRANO? E ALLORA CAIRO SPOSTA LA7 SU POSIZIONI FILO-GRILLINE - E LO SHARE S’ALZA
Marianna Rizzini per "il Foglio"
Perché tra La7 e i Cinque stelle non è odio come tra i Cinque stelle e il resto del mondo (a parte qualche caso)? Il direttore del Tg7 Enrico Mentana ieri diceva al Fatto: "Non faccio Telerenzi o Telegrillo: do spazio agli argomenti di un movimento che ha preso milioni di voti". Quello che si vede sul web, diceva Mentana, "non rappresenta un'emergenza democratica".
E' il riflesso di uno scontro "tra due aree politiche, giornalistiche e culturali: Cinque stelle contro establishment Pd-cultura" che spesso "ci aggiunge un complesso antropologico di superiorità ". Fatto sta che, da quando i Cinque stelle hanno cominciato a farsi vedere in tv, La7 sembra essere diventato il luogo dove vanno più volentieri, con l'eccezione ex post delle "Invasioni barbariche" e con l'eccezione costante di "Piazzapulita", programma dove i grillini non s'affacciano (per antichi rancori o strategia), nonostante il programma dia voce, con servizi da fabbriche e piazze, al mare magnum di sofferenti e/o arrabbiati del paese, quelli che il M5s dice di voler rappresentare.
(Il conduttore Corrado Formigli dice al Foglio: "Non siamo permalosi, continueremo a raccontare e invitare i Cinque stelle finché saranno interessanti - e comunque il racconto del disagio del paese non è monopolio grillino. Noi ci occupiamo di notizie e fatti rilevanti, trattiamo tutti alla stessa maniera. Certo, se uno viene da noi, poi non si aspetti che non gli facciamo tutte le domande").
Eppure alcuni elettori del M5s fermano per strada Formigli e lo ringraziano "per aver trattato alcuni temi". Ed è anche questo il punto: La7 è considerata dai simpatizzanti a Cinque stelle come una tv più "imparziale" dal loro punto di vista. La7, dicevano i deputati grillini nei giorni della bagarre alla Camera, "è stata l'unica tv che ci ha dato in parte ragione sul decreto Imu-Bankitalia" e sulle "manate" del questore Stefano Dambruoso.
Il palinsesto fornisce lumi: nei programmi (d'ogni colore) della tv di Urbano Cairo, da "Servizio pubblico" a "La Gabbia", da Michele Santoro a Gianluigi Paragone, passando per il Tg7, il M5s non fa la parte del mostro o della Cenerentola, e anzi vede spesso comparire in primo piano i punti della sua "agenda" di denuncia, sospesa tra blog di Grillo e speciali del Fatto quotidiano: ecco, sparsi nei vari programmi, con ritmo e sonoro drammatizzanti, i servizi sulla politica sprecona, sulle tasse che strangolano, sulla casta tangentara, sull'inconcludenza delle istituzioni che si autoconservano, sul sottobosco deviato (trattativa stato-mafia e simili).
E' eterogenesi dei fini o scelta? Per il critico televisivo Aldo Grasso si tratta "un po' di convenienza, perché Cairo sa che in questo momento, in termini di audience, paga fare programmi che diano voce alla pancia del paese, vedi il caso de âLa Gabbia'. Ma è anche una scelta: Mentana non è certo grillino, però sta ripetendo con i Cinque stelle l'operazione che aveva fatto Vittorio Feltri con la Lega all'Europeo.
Tu dà i voce e loro ti riconoscono un credito di fiducia, anche grazie alla struttura informale dei programmi". Se il grillino si sente a suo agio con La7 è soprattutto una questione di toni, di sfumature, di accento complessivo più che di singole prese di posizione.
Non si può dire che La7 abbia conduttori a Cinque stelle: sono le sottolineature, i focus sul V-day, sui rimborsi canaglia e sullo "Stato criminale" (titolo di "Servizio pubblico", giovedì scorso), oltre alle apparizioni reiterate di Alessandro Di Battista e del prof. Paolo Becchi, a creare, di fatto, un habitat favorevole all'idea di un accerchiamento televisivo dei Palazzi.
Mentana dice: "Il problema è degli altri", quelli che oggi "ostracizzano" il M5s come 25 anni fa la Lega. Poi ci sono gli ascolti: nel 2013 La7 ottiene un 3,85 per cento di share medio, in crescita rispetto al 2012: +11 per cento nel totale giornata, +22 per cento nel prime time, +42 per cento al mattino (tutti buoni motivi, chissà , per insistere in scelte che, nell'insieme, diano alla rete una fisionomia tematicamente "grillista").




