IN AMERICA CHI SBAGLIA PAGA, IN ITALIA CHI SBAGLIA INCASSA - ALTRO CHE DIMISSIONI E PUBBLICA GOGNA! NEGLI USA CHI SI INTASCA I FONDI ELETTORALI RISCHIA 30 ANNI DI GALERA E MULTE SALATISSIME - SUCCEDE A JOHN EDWARDS, EX CANDIDATO VICEPRESIDENTE NEL 2004 E IN CORSA ALLE PRIMARIE DEMOCRATICHE DEL 2008: AVREBBE UTILIZZATO 1 MLN $ RICEVUTI DA PRIVATI PER INSABBIARE LA SUA SCAPPATELLA EXTRA-CONIUGALE - A NEW YORK È GIÀ PRONTA UNA PETIZIONE CONTRO I FINANZIAMENTI PRIVATI ALLE CAMPAGNE ELETTORALI…

Federico Rampini per "la Repubblica"

Trent'anni di carcere, per avere preso alla leggera le regole Usa sui finanziamenti alle campagne elettorali. E' la pena massima che rischia John Edwards, ex candidato vicepresidente nel 2004 e poi in corsa per la nomination del Partito democratico nel 2008. Oltre ai 30 anni di carcere c'è una multa da 1,5 milioni di dollari nell'armamentario delle pene previsto dal codice federale. Il processo a Edwards si riferisce a fatti del 2008. Ieri è iniziata la selezione della giuria popolare in North Carolina.

Sei i capi d'imputazione federale, tra cui figurano la "congiura per violare le leggi sulle campagne elettorali", l'avere accettato "contributi illegali", e la "frode nelle dichiarazioni sui conti della campagna". Al centro del processo c'è la vicenda di un milione di dollari ricevuti da donatori privati: Edwards li dirottò a fini privati, anziché usarli per spese di campagna se ne servì per cercare di insabbiare (senza successo) uno scandalo sulla sua relazione extra-coniugale. Il giudice distrettuale Catherine Eagles prevede un processo-lampo.

In caso di condanna al carcere Edwards dovrà iniziare subito a scontare la pena: negli Stati Uniti non vi è rinvio in attesa di ulteriori gradi di giudizio. Il caso Edwards, mettendo in scena un personaggio che fu di primo piano nella politica nazionale, conferma una forza del sistema americano: come per l'evasione fiscale, il falso in bilancio o la frode contabile, anche per i finanziamenti alle campagne elettorali i controlli sono severi, le sanzioni implacabili, la giustizia colpisce con velocità.

Su altri fronti però anche la democrazia americana ha un problema irrisolto con i costi della politica. Lo dimostra una nuova campagna in favore del finanziamento pubblico delle campagne elettorali. L'ha lanciata a New York una vasta coalizione, la New York Leadership for Accountable Government.

Ne fa parte la più celebre organizzazione progressista della società civile, MoveOn.org, insieme con Jonathan Soros figlio del più celebre George, il capitalista-filantropo David Rockefeller, l'ex sindaco Edward Koch, nonché uno dei soci fondatori di Facebook. Il loro bersaglio è la legge dello Stato di New York, troppo permissiva sui contributi privati alle campagne elettorali. Questo Stato consente ai singoli cittadini di donare fino a 60.800 dollari al fondo di campagna di un politico che si candidi a una carica locale.

New York è il più generoso di tutti gli Stati, la media americana è molto più bassa: 5.000 dollari al massimo per un candidato-governatore. Ancora più basso è il limite in vigore per i candidati in elezioni federali: 2.300 dollari per le elezioni legislative o presidenziali. Questi limiti "saltano" però qualora una lobby decida di fare in proprio una campagna sui "temi" singoli: i petrolieri o le assicurazioni sanitarie possono acquistare spazio televisivo per sostenere questo o quel programma legislativo. Sotto questa forma, usata dai Political Action Committee, il denaro affluisce verso finalità politiche in una escalation senza limiti.

La controversa sentenza della Corte suprema detta "Citizens United" (gennaio 2010) ha stabilito che per le aziende vale la stessa libertà d'espressione tutelata con il Primo emendamento per i singoli cittadini. La proposta lanciata a New York, anche se non incide direttamente sulle leggi federali, riporterebbe moderazione e disciplina in uno degli Stati più ricchi. Si tornerebbe al sistema in vigore nel 1988: in cambio di un drastico limite ai finanziamenti privati, i candidati locali potrebbero ricevere un contributo pubblico di 6 dollari per ogni "piccolo donatore" che versa 175 dollari alla loro campagna elettorale. Un modo per spostare il baricentro verso i finanziamenti pubblici e la "democrazia diffusa".

 

 

JOHN EDWARDSjohn edwards JOHN KERRYJOHN EDWARDSDAVID ROCKFELLERed-koch

Ultimi Dagoreport

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO

autostrade matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto tomasi antonino turicchi

TOMASI SÌ, TOMASI NO – L’AD DI ASPI (AUTOSTRADE PER L’ITALIA) ATTENDE COME UN’ANIMA IN PENA IL PROSSIMO 17 APRILE, QUANDO DECADRÀ TUTTO IL CDA. SE SALVINI LO VUOL FAR FUORI, PERCHÉ REO DI NON AVER PORTARE AVANTI NUOVE OPERE, I SOCI DI ASPI (BLACKSTONE, MACQUARIE E CDP) SONO DIVISI - DA PARTE SUA, GIORGIA MELONI, DAVANTI ALLA FAME DI POTERE DEL SUO VICE PREMIER, PUNTA I PIEDINI, DISPETTOSA: NON INTENDE ACCETTARE L’EVENTUALE NOME PROPOSTO DAL LEADER LEGHISTA. DAJE E RIDAJE, DAL CAPPELLO A CILINDRO DI GIORGETTI SAREBBE SPUNTATO FUORI UN NOME, A LUI CARO, QUELLO DI ANTONINO TURICCHI….

mario draghi ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI: IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI A HONG KONG ERA UNA TIRATA D’ORECCHIE A BRUXELLES E ALLA DUCETTA DELLE "DUE STAFFE" - PER "MARIOPIO", SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L'EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE' TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL'UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA - IL CONSIGLIO A MELONI: SERVE MENO IDEOLOGIA E PIÙ REAL POLITIK  (CON INVITO A FAR DI NUOVO PARTE DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO), ALTRIMENTI L’ITALIA RISCHIA DI FINIRE ISOLATA E GABBATA DA TRUMP CHE SE NE FOTTE DEI "PARASSITI" DEL VECCHIO CONTINENTE...

massimiliano filippo romeo matteo salvini luca zaia

DAGOREPORT – AL CONGRESSO DELLA LEGA DEL 6 APRILE, SALVINI SARÀ RIELETTO SEGRETARIO PER LA TRAGICA ASSENZA DI SFIDANTI. L’UNICO CHE AVREBBE POTUTO IMPENSIERIRLO SAREBBE STATO IL COORDINATORE DEL CARROCCIO IN LOMBARDIA, L'EX FEDELISSIMO MASSIMILIANO ROMEO: MA IL COINVOLGIMENTO DEL FRATELLO, FILIPPO DETTO ''CHAMPAGNE'', NELLO SCANDALO LACERENZA-GINTONERIA NE HA AZZOPPATO LE VELLEITÀ – MA SUL TRIONFO DI SALVINI GRAVA UNA NUBE: CHE FARÀ IL “DOGE” ZAIA? SI PRESENTERÀ O RIMARRÀ A SCIABOLARE AL VINITALY DI VERONA?

stephen schwarzman jonathan grey giorgia meloni giancarlo giorgetti blackstone

DAGOREPORT: CHI TOCCA I FONDI, MUORE... – CHE HANNO COMBINATO DI BELLO IN ITALIA I BOSS DI BLACKSTONE, LA PIU' POTENTE SOCIETA' FINANZIARIA DEL MONDO? SE IL PRESIDENTE SCHWARZMAN ERA A CACCIA DI VILLONI IN TOSCANA, JONATHAN GRAY, DOPO UNA VISITA A PALAZZO CHIGI (CAPUTI) CON SALUTO VELOCE A MELONI, HA AVUTO UN LUNGO COLLOQUIO CON GIORGETTI SULLO STATO DEGLI INVESTIMENTI IN ITALIA (TRA CUI ASPI, DOVE I DIVIDENDI SONO STATI DECURTATI) – MENTRE IL FONDO USA KKR POTREBBE VALUTARE UN'USCITA ANTICIPATA DALLA RETE EX TIM (3 ANNI ANZICHE' 5)PESSIMI RUMORS ARRIVANO ANCHE DAL FONDO AUSTRALIANO MACQUARIE, PRESENTE IN ASPI E OPEN FIBER: MEGLIO DISINVESTIRE QUANDO I DIVENDENDI NON SONO PIU' CONVENIENTI....