I TEMPI SONO CAMBIATI - NON SOLO I BERLUSCONES, LE DIMISSIONI DEL GIUDICE PER PROTESTARE LA SENTENZA RUBY ACCENDONO L’IRA DEL PRESIDENTE DI TUTTA LA CORTE D’APPELLO DI MILANO, GIANNI CANZIO: “INCOERENTI CON REGOLE E DEONTOLOGIA” - E SPATARO: LE SENTENZE SI RISPETTANO

Luigi Ferrarella per Corriere della Sera

 

ruby nud berlusconiruby nud berlusconi

Il primo giorno, tramortito dall’enormità del gesto di un suo giudice, senza precedenti nella storia giudiziaria italiana, il presidente di tutta la Corte d’appello di Milano, Gianni Canzio, si era limitato a una gelida presa d’atto delle clamorose dimissioni di Enrico Tranfa, presidente del collegio (e della seconda sezione penale della Corte d’appello milanese) che giovedì aveva depositato le motivazioni dell’assoluzione il 18 luglio di Silvio Berlusconi dalle imputazioni di concussione e prostituzione minorile valse invece 7 anni di condanna in primo grado all’ex presidente del Consiglio nel processo Ruby.

 

berlusconi rubyberlusconi ruby

Ma ieri Canzio è andato oltre la constatazione del carattere «clamoroso e inedito» del gesto di Tranfa. E in una nota ufficiale ha stigmatizzato le dimissioni del giudice perché, «se dettate dal motivo — non esplicitato direttamente dall’interessato ma riferito dai vari organi di stampa — di segnare il personale dissenso dal presidente del collegio rispetto alla sentenza assolutoria di Appello nel procedimento a carico di Silvio Berlusconi, non appaiono coerenti con le regole ordinamentali e deontologiche».

giovanni canziogiovanni canzio

 

Esse, infatti, «impongono l’assoluto riserbo dei giudici sulle dinamiche, fisiologiche, della formazione della decisione nella camera di consiglio dell’organo collegiale». Canzio rimarca che «ciò vale a maggiore ragione quando il processo sia stato celebrato, come nel caso concreto, in un clima di esemplare correttezza».

 

Se restano in silenzio gli altri due giudici Locurto e Puccinelli, indirettamente tacciati da Tranfa di aver adoperato nel processo a Berlusconi un metro di giudizio diverso da quello utilizzato nei processi agli imputati comuni, le dimissioni di Tranfa stanno destando riflessioni critiche anche di altri pesi massimi della categoria.

enrico tranfaenrico tranfa

 

«Da sempre — ragiona ad esempio il procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, interpellato dopo la nota di Canzio — noi magistrati diciamo che le sentenze possono essere criticate ma si rispettano. Deve rispettarle il condannato, l’assolto, la parte civile, il pm. Ma deve rispettarle anche chi le emette».

il collegio della corte d  appello che ha assolto berlusconi al centro enrico tranfail collegio della corte d appello che ha assolto berlusconi al centro enrico tranfa

 

A Lo Curto, di cui dice di «non aver sempre condiviso posizioni associative» dentro la corrente di Area/Magistratura democratica, e ad Alberto Puccinelli «che praticamente non conosco», Spataro rivolge un «abbraccio sincero» anche perché «penso a come mi sentirei se fossi uno degli altri giudici del collegio: chiederei che il presidente dimessosi desse una spiegazione tecnica, anche per evitare illazioni che iniziano a circolare sulla eterodirezione del verdetto.

 

Ma soprattutto, gridando a squarciagola, spiegherei che sono indipendente e soggetto soltanto alla legge, che uso lo stesso metro di valutazione per extracomunitari e potenti, e che per questo non mi interessa il livello di gradimento delle mie decisioni». 

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