di maio salvini

DI MAIO GRIDA ALLE ‘BUFALE DEI MEDIA’? E MATTIA FELTRI RACCOGLIE TUTTE LE BUFALE DEI SOVRANISTI - LUIGINO IL 18 FEBBRAIO: ‘IL NOSTRO GOVERNO PARTIRÀ DALLE PROPOSTE DI COTTARELLI’. IERI: ‘COTTARELLI È DEI POTERI FORTI, VOGLIAMO L’IMPEACHMENT’ - SALVINI DISSE ‘MAI COI 5 STELLE’, E FECE FIRMARE A SILVIO UN PATTO DAL NOTAIO IN CUI VIETAVA DI ROMPERE LA COALIZIONE. POI L’HA SFASCIATA LUI PER FARE IL ‘GOVERNO SPELACCHIO’

 

Mattia Feltri per ‘La Stampa

 

 

conte di maio salvini

Luigi Di Maio, in collegamento con Sky, scorso 18 febbraio: «Carlo Cottarelli ha stilato la lista della spesa che dovrà seguire un governo per prendere soldi dove non servono e metterli dove servono. Il nostro piano di governo ripartirà da lui. Gli altri governi invece di eliminare le spese inutili e i privilegi hanno eliminato Cottarelli». Forse, come hanno scritto alcuni quirinalisti, Sergio Mattarella ha incaricato Cottarelli, così amato dal Movimento, per non dispiacergli troppo. Se è così, una bella ingenuità.

 

 

giuseppe conte

Lo stesso identico Luigi Di Maio, ieri: «Al ministero volevano Cottarelli del Fondo monetario internazionale che ci ha riempito la testa che dobbiamo distruggere la scuola e tagliare la sanità». Usare gli strumenti della logica non ha più nessuna logica. Pensare a Cottarelli per la ragione che il Movimento parlò bene di Cottarelli è una ragione irragionevole. Andrea Roventini, indicato da Di Maio al ministero dell’Economia prima dell’assunzione celeste di Paolo Savona, confermò: «Si possono fare tagli mirati alla spesa realizzando il piano Cottarelli».

 

GIUSEPPE CONTE COME ARLECCHINO SERVO DI DUE PADRONI LUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI THE ECONOMIST

Alessandro Di Battista, domenica sera: «Cottarelli è un uomo del Fondo monetario, è la dimostrazione che avevano un piano già pronto». Non si scrivono queste cose col medesimo spirito di Mattarella, ossia con la speranza di cavarne qualcosa. Non se ne caverà nulla. La coerenza non è da un bel po’, o probabilmente da mai, un requisito essenziale per fare strada in politica.

 

 

Anzi, oggi l’incoerenza è più redditizia tanto più è sfrontata. Nessuno sarà chiamato a renderne conto poiché prevale l’avvenenza dell’impudente: l’incoerente di sfuggita, che cerca di svicolare dalle cose fatte e dalle cose dette, sarà travolto dall’incoerente impetuoso, che urla la sua incoerenza e travolge il passato con un cazzotto sul tavolo. 

 

sergio mattarella carlo cottarelli

«Cottarelli è molto bravo, ha una grande esperienza internazionale», disse Silvio Berlusconi un pomeriggio di marzo in conferenza stampa, mentre alla sua sinistra Matteo Salvini approvava. Salvini ieri: «Cottarelli è l’emblema di quei poteri forti per i quali l’Italia o si allinea a certi diktat o non ha diritto di dar seguito alla volontà popolare».

 

Ma che importa? Volete dire a Salvini che era potere forte lui allora, o non è emblema Cottarelli oggi? A che servirebbe? Salvini aveva trascorso mesi a chiedere a Berlusconi un patto antiribaltone dal notaio per impedirgli col bollo, dopo le elezioni, di mollare il centrodestra per fare il governo col Pd. Ecco, dal notaio non sono andati e Salvini ha mollato il centrodestra per fare il governo con Cinque stelle. Tutto buono. Tanto i voti li prendono lo stesso, non scuote nulla in nessuno. 

COTTARELLI

 

 

Però, giusto per divertirci qualche minuto. Di Maio, giovedì: «Della squadra dei ministri se ne occupano il presidente Conte e il presidente Mattarella». Di Maio, domenica: «È inutile, i governi li scelgono sempre gli stessi». Di Maio, ieri: «Mattarella è andato oltre le sue prerogative». Dunque impeachment, messa in stato d’accusa. Prima poteva, dopo non può più.

 

Secondo Salvini, non poteva neanche prima, e siccome Mattarella s’era scocciato e aveva chiesto di piantarla coi diktat, Salvini s’era scusato - è un semplice spiacevole fraintendimento. «Ma quale diktat, piuttosto idee, proposte, suggerimenti...». Era giovedì. Poi è arrivata domenica anche per Salvini. Poteri forti, lobby, banche, sovranità, mancava soltanto «plutocrazie». 

 

PAOLO SAVONA DA LERNER ALL INFEDELE

 

A quel punto Paolo Savona non era più un’idea, una proposta, un suggerimento, era il caposaldo del cambiamento. E ancora Di Maio: «In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi avere fatto reati contro la Pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare, ma se hai criticato l’Europa no».

 

E di nuovo Di Maio: «Un’alternativa a Savona era Armando Siri», e cioè uno che ha patteggiato per bancarotta fraudolenta, e quindi condannati sì o condannati no? È irrilevante. Condannati no o condannati sì, dipende dal giorno, dall’ora. Di Maio lo ha spiegato, ieri, «dobbiamo combattere le bufale, le menzogne, le falsità dei media».

 

ARMANDO SIRI

Ecco, sarà colpa di media se Alfonso Bonafede (M5S) ha liquidato Cottarelli: «Nemmeno si è presentato alle elezioni». Sapete chi è l’ultimo presidente incaricato che nemmeno si era presentato alle elezioni? Giuseppe Conte. Non è fantastico? E non è fantastico che l’altro totem della coalizione, e cioè il solito Savona, nemmeno fosse eletto e non fosse nemmeno candidato?

 

 

E fantastico e lo è soprattutto perché funziona. Le memoria sono tutte piene, come quelle dei telefonini. Non ci entra più nulla se non lo squillo dell’istante. Ieri mattina i mercati si sono aperti con il calo dello spread, e Salvini ha detto guarda caso, ci fanno fuori e lo spread scende; poi lo spread ha ricominciato a salire e Di Maio ha detto guarda caso, allora è vero che usavano lo spread contro di noi, «ma era una bufala». 

 

spelacchio

 

È come quando da ragazzi giocavamo alla schedina e mettevamo 1-X-2, l’unico modo di pigliarci sempre. Soltanto che potevamo farlo una volta sola. Loro possono sempre. E qui ormai siamo alla pesca a strascico. Salvini, dicembre 2017: «Escludo l’appoggio della Lega a un governo Di Maio. Basta vedere Spelacchio a Roma. Dico no al governo Spelacchio». E poi aggiunse (ossignùr) che va bene cambiare idea, ma «il Movimento cambia idea continuamente».

 

Di Maio replicò: «Questa di Salvini è una buona notizia: finalmente vi metterete l’anima in pace su accordi o inciuci tra M5S e Lega». E poi aggiunse (maronna) «noi cambiamo idea? L’ultima volta aveva detto “perché no?”. Ci usa soltanto per fare notizia. Nessun accordo, nessun inciucio». È perfetto così, non è successo niente, mai niente, avanti verso il prossimo Spelacchio.

BERLUSCONI SALVINI

Ultimi Dagoreport

donald trump zelensky putin

DAGOREPORT - UCRAINA, LA TRATTATIVA SEGRETA TRA PUTIN E TRUMP È GIA' INIZIATA (KIEV E UE NON SONO STATI NEANCHE COINVOLTI) - “MAD VLAD” GODE E ELOGIA IN MANIERA SMACCATA IL TYCOON A CUI DELL'UCRAINA FREGA SOLO PER LE RISORSE DEL SOTTOSUOLO – IL PIANO DI TRUMP: CHIUDERE L’ACCORDO PER IL CESSATE IL FUOCO E POI PROCEDERE CON I DAZI PER L'EUROPA. MA NON SARA' FACILE - PER LA PACE, PUTIN PONE COME CONDIZIONE LA RIMOZIONE DI ZELENSKY, CONSIDERATO UN PRESIDENTE ILLEGITTIMO (IL SUO MANDATO, SCADUTO NEL 2024, E' STATO PROROGATO GRAZIE ALLA LEGGE MARZIALE) - MA LA CASA BIANCA NON PUO' FORZARE GLI UCRAINI A SFANCULARLO: L’EX COMICO È ANCORA MOLTO POPOLARE IN PATRIA (52% DI CONSENSI), E L'UNICO CANDIDATO ALTERNATIVO È IL GENERALE ZALUZHNY, IDOLO DELLA RESISTENZA ALL'INVASIONE RUSSA...

donnet, caltagirone, milleri, orcel

DAGOREPORT - COSA POTREBBE SUCCEDERE DOPO LA MOSSA DI ANDREA ORCEL CHE SI È MESSO IN TASCA IL 4,1% DI GENERALI? ALL’INIZIO IL CEO DI UNICREDIT SI POSIZIONERÀ IN MEZZO AL CAMPO NEL RUOLO DI ARBITRO. DOPODICHÉ DECIDERÀ DA CHE PARTE STARE TRA I DUE DUELLANTI: CON IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, OPPURE CON IL DUPLEX CALTAGIRONE-MILLERI? DIPENDERÀ DA CHI POTRÀ DARE PIÙ VANTAGGI A ORCEL - UNICREDIT HA IN BALLO DUE CAMPAGNE DI CONQUISTA: COMMERBANK E BANCO BPM. SE LA PRIMA HA FATTO INCAZZARE IL GOVERNO TEDESCO, LA SECONDA HA FATTO GIRARE LE PALLE A PALAZZO CHIGI CHE SUPPORTA CALTA-MILLERI PER UN TERZO POLO BANCARIO FORMATO DA BPM-MPS. E LA RISPOSTA DEL GOVERNO, PER OSTACOLARE L’OPERAZIONE, È STATA L'AVVIO DELLA PROCEDURA DI GOLDEN POWER - CHI FARÀ FELICE ORCEL: DONNET O CALTA?

giorgia meloni daniela santanche

DAGOREPORT - MA QUALE TIMORE DI INCROCIARE DANIELA SANTANCHÈ: GIORGIA MELONI NON SI È PRESENTATA ALLA DIREZIONE DI FRATELLI D’ITALIA PERCHÉ VUOLE AVERE L’AURA DEL CAPO DEL GOVERNO DALLO STANDING INTERNAZIONALE CHE INCONTRA TRUMP, PARLA CON MUSK E CENA CON BIN SALMAN, E NON VA A IMMISCHIARSI CON LA POLITICA DOMESTICA DEL PARTITO - MA SE LA “PITONESSA” AZZOPPATA NON SI DIMETTERÀ NEI PROSSIMI GIORNI RISCHIA DI ESSERE DAVVERO CACCIATA DALLA DUCETTA. E BASTA POCO: CHE LA PREMIER ESPRIMA A VOCE ALTA CHE LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DEL TURISMO È VENUTA A MANCARE - IL RUOLO DEL "GARANTE" LA RUSSA…

barbara marina pier silvio berlusconi giorgia meloni

L’AMBIZIOSA E INCONTROLLABILE BARBARA BERLUSCONI HA FATTO INCAZZARE MARINA E PIER SILVIO CON LA DICHIARAZIONE AL TG1 CONTRO I MAGISTRATI E A FAVORE DI GIORGIA MELONI, PARLANDO DI “GIUSTIZIA A OROLOGERIA” DOPO L’AVVISO DI GARANZIA ALLA PREMIER PER IL CASO ALMASRI - PRIMA DI QUESTA DICHIARAZIONE, LA 40ENNE INEBRIATA DAL MELONISMO SENZA LIMITISMO NE AVEVA RILASCIATA UN’ALTRA, SEMPRE AL TG1, SULLA LEGGE PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE TRA GIUDICI E PM (“È SOLO UN PRIMO PASSO”) - E NELL’IMMAGINARIO DI MARINA E PIER SILVIO HA FATTO CAPOLINO UNA CERTA PREOCCUPAZIONE SU UNA SUA POSSIBILE DISCESA IN POLITICA. E A MILANO SI MORMORA CHE, PER SCONGIURARE IL "PERICOLO" DELLA MELONIANA BARBARA (“POTREBBE ESSERE UN’OTTIMA CANDIDATA SINDACA PER IL CENTRODESTRA NELLA MILANO’’, SCRIVE IL “CORRIERE”), PIER SILVIO POTREBBE ANCHE MOLLARE MEDIASET E GUIDARE FORZA ITALIA (PARTITO CHE VIVE CON LE FIDEJUSSIONI FIRMATE DA BABBO SILVIO...) - VIDEO