
QUI RADIO COLLE – MARZIO BREDA “TRADUCE” IL PENSIERO DI MATTARELLA SUI DAZI: “BISOGNA ORMAI PREPARARCI A GESTIRE L’IMPATTO DI UNA GUERRA COMMERCIALE. E PER USCIRNE BENE SARÀ DECISIVO TENERE SALDA L’UNITÀ DELLA UE PER UNA REAZIONE ‘COMPATTA E DETERMINATA’” – “POSSONO SERVIRE ‘UTILI AMBASCIATORI’ DELLA UE, E ALCUNI STATISTI (COME MACRON) HANNO GIÀ ATTIVATO CONTATTI CON LA CASA BIANCA. GIORGIA MELONI AMBISCE A UN RUOLO DI QUESTO TIPO, CHE NATURALMENTE NON VA CONFUSO CON LA TENTAZIONE DI AVVIARE TRATTATIVE SINGOLE RISPETTO ALLE SCELTE IN COMUNE DELLA UE, PERCHÉ DISSOCIARSENE EQUIVARREBBE A METTERSI FUORI…”
Estratto dell'articolo di Marzio Breda per il “Corriere della Sera”
sergio mattarella foto quirinale
La frenesia catastrofista e le smanie vendicative non ci aiuteranno a superare gli effetti dei superdazi che la Casa Bianca ha annunciato ieri sera, mettendo nel mirino in particolare l’Europa. Certo, la sfida di Donald Trump resta «un errore profondo».
Tuttavia, ferma restando la necessità di recuperare un rapporto positivo di collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico, bisogna ormai prepararci a gestire l’impatto di una guerra commerciale. E per uscirne bene sarà decisivo tenere salda l’unità della Ue, per dare insieme una risposta «serena», cioè non concitata ma ragionata, a partire dal calcolo di chi e quanto ci guadagna (sottinteso: nessuno).
In modo che la reazione, «compatta e determinata», ossia proporzionata e a misura dell’intera Unione, esca dalla logica per cui i contendenti si prendono reciprocamente a schiaffi per poi vedere che cosa succede.
Ecco quello che Sergio Mattarella pensa e si augura per l’Europa (e per l’Italia) in questo passaggio della politica internazionale. Ne ha parlato con il presidente dell’Estonia Alar Karis, in visita sul Colle, approfondendo riflessioni che ha condiviso con il governo.
La partita è complessa e si gioca su un doppio criterio negoziale […] :
1) lo schema del confronto «a somma zero», che si ha quando la vincita di uno è pari alla perdita dell’altro, il che sembra l’intento di Trump, che rivendica appunto di voler guadagnare sugli altri;
mattarella macron meloni g7 cena castello svevo di brindisi
2) l’opzione cosiddetta «win-win», che si ha quando tutti i soggetti coinvolti ricavano un beneficio di pari livello, con soddisfazione generale, il che sarebbe la soluzione più augurabile.
Chiaro che per giungere a questa soluzione possono servire «utili ambasciatori» della Ue, e alcuni statisti (come Macron) hanno già attivato contatti con la Casa Bianca. Giorgia Meloni a quanto pare ambisce a un ruolo di questo tipo, che naturalmente non va confuso con la tentazione di avviare trattative singole rispetto alle scelte in comune della Ue, perché dissociarsene equivarrebbe a mettersi fuori.
Un ruolo che Mattarella non vedrebbe male, perché sarebbe un supplemento di dialogo con gli Usa, per far capire che i veri e anzi unici amici dell’America stanno sulla nostra riva dell’Oceano.