UN, DUE, TRE, URINARIE! NON SOLO HA PAURA DEL VOTO, GRILLO SI RITIRA ANCHE DALLA CORSA AL QUIRINALE - 8 MILIONI DI VOTI PERDUTI?

1. M5S: A VIA II TURNO QUIRINARIE, GRILLO SI RITIRA
(ANSA) - Al via il secondo turno delle Quirinarie M5S. Nel lanciare la consultazione, Beppe Grillo ringrazia "per la stima" ma annuncia di aver deciso di ritirare il proprio nome dalla rosa dei 10 più votati al primo turno. Restano dunque 9 in lizza: domani si saprà il vincitore.

"Oggi, dalle ore 11 alle 21, sarà possibile votare il candidato alla Presidenza della Repubblica", scrive Beppe Grillo sul suo blog, nel lanciare il secondo turno della consultazione on-line del Movimento 5 Stelle per scegliere il proprio candidato per il Quirinale. "Domani verrà comunicato il nome più votato che sarà proposto dai parlamentari del M5S", che da giovedì parteciperanno con gli altri grandi elettori alla scelta del nuovo capo dello Stato.

"Alla votazione possono partecipare gli iscritti al M5S al 31 dicembre 2012 che abbiano inviato i loro documenti digitalizzati", aggiunge Grillo, lasciando intendere che possono partecipare al voto tutti i 48.282 aventi diritto, anche coloro che non abbiano espresso alcuna preferenza al primo turno.

Il leader del M5S annuncia poi di essersi tirato fuori dalla competizione: "Io ho deciso di non partecipare alla votazione finale e ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome", scrive. I candidati, in rigoroso ordine alfabetico, sono quindi nove: Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Jole Gabanelli, Ferdinando Imposimato, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Luigi detto Gino Strada, Gustavo Zagrebelsky.

2. LA BASE DI GRILLO VUOLE L'ACCORDO COL PD
Annalisa Cuzzocrea per "La Repubblica"

Si prepara alle elezioni, Beppe Grillo. A quelle del Friuli Venezia Giulia (sarà in regione la settimana prossima per quattro giorni di comizi). A Trieste, per dire, arriverà in barca a vela da Grado.

Poi alle nazionali, con un post in cui attacca i partiti «cialtroni» che tengono in scacco il Parlamento «senza vergogna, mentre l'Italia brucia». Partiti che - secondo il capo politico del Movimento 5 Stelle - sarebbero pronti alle elezioni anticipate pur di disinnescare l'azione dei grillini.

Le evoca lui, quindi, le urne. Peccato che a non credergli sia la sua stessa base. Che sul blog è durissima. Il titolo del post cita Tito Livio: «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» (mentre Roma si consulta, Sagunto viene espugnata). Qualcuno però ribatte subito: «Anche voi siete a Roma, tutti noi a Sagunto».

Oppure, come Carmela: «Dum factio consulitur, Italia moritur» (mentre il Movimento si consulta, l'Italia muore). Che nei giorni di Quirinarie un po' così - 48mila aventi diritto, numero sconosciuto di votanti e nomi invisi a molti - è un'accusa che fa male. Così come fa male se si pensa alle infinite assemblee dei parlamentari grillini, costretti a riunirsi per decidere qualsiasi cosa. O alla capogruppo Roberta Lombardi che chiede alla Rete cosa fare per gli scontrini rubati.

«Il balletto dei partiti per non decidere nulla e mantenere posizioni di privilegio e di impunità decennali continua, imperterrito», scrive Grillo. «Il Paese ha bisogno di leggi e di riforme, ma il Parlamento è paralizzato. Lo è da anni, da quando i parlamentari sono diventati emanazione dei segretari di partito, e il governo legifera a colpi di decreti legge», continua.

Poi affonda su Pdl e Pd: «Immaginatevi l'orrore di Maschera di Cera già pronto per il museo di Madame Tussauds se venissero presentate una dopo l'altra leggi sulla ineleggibilità, sul conflitto di interessi, sulla corruzione. Si scioglierebbe insieme ai suoi alleati pdmenoellini».

Lamenta ancora una volta la non costituzione delle commissioni parlamentari, l'orologio fermo, i rimandi continui. «Per disinnescare il M5S le Commissioni saranno istituite dopo l'elezione del presidente della Repubblica », il nuovo ciclo di consultazioni, la fiducia al nuovo governo. «Poi, extrema ratio, per sicurezza, si potrebbero sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni senza aver avviato alcuna riforma. L'economia non aspetta e per allora potremmo essere falliti».

La storia delle commissioni che possono funzionare senza un governo, però, non attacca. Ieri a Brescia il capogruppo al Senato Vito Crimi e Tatiana Basilio sono stati «assaltati» - scrive la deputata sulla sua bacheca Facebook da persone che li accusavano di non aver fatto nulla, pur di non accordarsi col Pd. Crimi ripeteva esausto: «Bersani e Berlusconi sono uguali. Gli otto punti sono fuffa», senza riuscire a convincere i suoi interlocutori. In Rete è peggio.

Giuseppe Malvagna, dopo aver dottamente spiegato il senso della frase di Tito Livio, chiede solo: «Beppe Grillo, non ti senti un po' responsabile anche tu?» E Armando Figliola, commentatore certificato di Lucera: «Continuo a non capire: l'Italia brucia e si continua a non far niente! Basterebbe formare un governo Pd-M5S: sarebbe un governo forte, durerebbe l'intera legislatura, si farebbero leggi giuste, Berlusconi andrebbe all'angolo».

Adriano da Torino: «Ma che gliene frega a questi se ormai va tutto a puttane, loro il ricco stipendio se lo prendono lo stesso». Qualcuno invita a non mollare, a non mischiarsi con la casta, ma - nonostante la lotta ai "troll" continui, e le rimozioni dei commenti sgraditi anche - stavolta sono in molti a pensarla diversamente.

Fulvia P.: «Mentre la casa brucia c'è qualcuno che preferisce non mettersi a spegnere il fuoco perché dovrebbe sporcarsi le mani». Massimo I.: «Senza un governo è utopistico fare quelle cose perché anche se si istituissero le commissioni non si saprebbe se c'è la copertura finanziaria».

Mario: «Ammettiamolo, non siamo in grado di governare e facciamo il tifo per l'inciucio. Siamo un movimento di protesta e non siamo propositivi. Mah, per me è una grossa delusione».

E Donato: «Nessuna alleanza con la vecchia politica, ma potevamo entrare dalla finestra, accordando una fiducia per poi presentare i nostri veti se il nostro programma non fosse attuato...l'occasione come questa appena avuta, non so se ci ricapita». A metterla così sono in molti: «Quando ci ricapita?». Altri, come Enzo, promettono solo: «Non vi rivoterò mai più».

 

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