LA VENDETTA DI OBAMA - DOPO QUATTRO ANNI PASSATI A INGOIARE ROSPI DALLE AGENZIE DI RATING, GIUNTO AL SECONDO E ULTIMO MANDATO, METTE ALLA SBARRA CHI HA CAUSATO, PER AVIDITA’ DEI MANAGER, IL CRAC MONDIALE - LO SCALPO DA DARE IN PASTO AI SUOI ELETTORI INCAZZATI E’ IL FALIMENTO DI STANDARD & POOR’S - GALBRAITH: “L’OPERATO DELLA CASA BIANCA SULLA VIGILANZA FINANZIARIA È STATO TROPPO LACUNOSO, ADDIRITTURA DEBOLE”…

1 - ATTACCO A WALL STREET: UN CAPRO ESPIATORIO PER LE VITTIME DELLA CRISI...
Francesco Guerrera per "la Stampa"

La Casa Bianca contro Wall Street. Barack Obama non ha perso tempo ad attaccare il tempio del capitalismo americano. Poche settimane dopo essere stato investito del suo secondo mandato, si è scagliato contro Standard & Poor's, la più grande delle agenzie di rating che oliano gli ingranaggi della finanza mondiale.

Sul banco degli imputati per il loro ruolo nella crisi devastante del 2008-2009, finisce non solo la S&P ma tutto il mondo finanziario e del business, quell'élite dell'1% che sta indigesta ai Democratici e che parte dell'opinione pubblica ritiene responsabile della lentissima ripresa dell'economia Usa. Le accuse, lanciate ieri dal ministro della Giustizia Eric Holder e contenute in un documento pesante, sono durissime: frode ad investitori e consumatori, bugie su obbligazioni che S&P approvò ma che si rivelarono tossiche durante la crisi.

La S&P nega tutto ma Holder ha detto che il governo americano vuole 5 miliardi di dollari in danni dalla S&P, una somma enorme che potrebbe distruggere la società. Gli investitori sono in panico. Le azioni di McGrawHill, il gigante dell'editoria proprietario della S&P, sono crollate del 14% lunedì dopo lo scoop del «Wall Street Journal» sull'attacco di Obama. E ieri - con l'annuncio ufficiale - il calo è continuato, un segno delle gravi preoccupazioni dei mercati sulla sorte di S&P.

Tra subprime e Cdo, i dettagli sono molto tecnici ma la strategia e le conseguenze sono chiare. Criticato dall'opinione pubblica per aver fatto poco o nulla per «punire» i grandi della finanza per aver contribuito alla crisi e alla Grande Recessione di quattro anni fa, Obama ha scelto un obbiettivo chiaro e facile. Le agenzie di rating, non solo S&P ma anche Moody's e Fitch, furono un disastro prima e dopo la crisi.

Non solo non predissero il crollo del mercato immobiliare ma con le loro opinioni positive gonfiarono una bolla che esplose nell'economia mondiale, eliminando milioni di posti di lavoro e paralizzando il commercio mondiale. Ingabbiate da conflitti di interessi atavici - le società che vendono obbligazioni pagano le agenzie di rating per le loro opinioni - S&P e le sue sorelle sono state affondate da un misto di incompetenza e sfortuna. Resta da vedere, però, se le loro azioni siano state illegali, come accusa Holder.

Non è chiaro, per esempio, che gli analisti di S&P sapessero che le obbligazioni fossero un'accozzaglia di mutui subprime destinati a marcire con il collasso del mercato immobiliare. Stupidi senz'altro. Criminali non si sa. Ma in realtà, la questione non è tanto importante. La verità è che non si può vincere un braccio di ferro con lo zio Sam e S&P dovrà pagare una multa salata se vuole sopravvivere.

La battaglia dell'opinione pubblica, però, è un'altra cosa. Basterà S&P a saziare la sete di sangue che gli americani hanno per i «colpevoli» della crisi? Attaccare un settore oscuro come le agenzie di rating potrebbe non avere la funzione catartica e populista desiderata dall'Amministrazione Obama. E se non basta, a chi tocca?

La Goldman Sachs ha già dato, pagando una multa di 550 milioni di dollari per cancellare accuse di frode da parte dei regolatori americani. Il rischio è che, in un Paese già polarizzato tra ricchi e poveri, tra chi di capitalismo ci vive e chi ci muore, la battaglia tra Obama e Wall Street si concluda con una vittoria di Pirro.

2 - L'ECONOMISTA JAMES K. GALBRAITH: "DENUNCIARE NON BASTA MANCANO AZIONI FORTI PER LA VIGILANZA SUI MERCATI"...
Fra. Sem. per "la Stampa"

Professor James Kenneth Galbraith, economista del dipartimento di Studi governativi dell'Università del Texas e membro della World Economic Association, cosa ne pensa della decisione di far causa a S&P?
«Senza dubbio un'iniziativa di impatto dal punto di vista simbolico, anche se non si tratta della prima nel suo genere. Il punto è che a questa denuncia deve essere fatto seguito con una serie di altre azioni forti, cosa che sino adesso è mancata».

Però così Obama ha in qualche modo legittimato la sua azione...
«L'operato dell'amministrazione in tema di regolamentazione e vigilanza finanziaria è stato troppo lacunoso, addirittura debole. Speriamo che questo sia l'inizio di una fase più incisiva».

Chi ci ha rimesso durante la crisi sarà risarcito?
«È difficile dirlo, sicuramente si apriranno una serie di contenziosi, alcuni dei quali lunghi e, temo, onerosi, anche perché si dovranno presentare prove a carico che non sono sempre semplici da recuperare. Non escludo tuttavia che ci saranno dei risarcimenti sia nei confronti degli investitori sia nei confronti del governo e di quegli enti che sono stati danneggiati».

Quale sarà la strategia seguita da S&P?
«La più logica e anche quella più inattaccabile per certi versi, ovvero sosterranno che le previsioni e i giudizi su mutui, titoli e debiti sovrani, si basano su studi e valutazioni soggettivi compiuti con strumenti sofisticati. Per questo ritengo che il contenzioso sarà assai complesso».

 

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