UN MACIGNO SU PETRAEUS - OLIVER STONE: “ANDAVA MESSO SOTTO INCHIESTA MOLTO PRIMA. MA MICA PER LA TRESCA, PER AVER RASO AL SUOLO L’IRAQ! - I GENERALI DI OGGI VANNO IN GIRO CON UNA MACEDONIA DI FRUTTA ATTACCATA AL PETTO: DOVE LE PRENDONO TUTTE QUELLE MEDAGLIE? - L’AMERICA NON È PIÙ AMATA ALL’ESTERO, AL MASSIMO È TEMUTA, MA NESSUNO SI AZZARDA A METTERE IN DISCUSSIONE I MILITARI. ANCHE OBAMA HA CEDUTO AI RICATTI DELLA “SICUREZZA NAZIONALE”…

Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Altro che scappatella sessuale! Bisognava metterlo sotto inchiesta prima, per ciò che ha fatto in Iraq e Afghanistan». Oliver Stone non aspettava altro. In questi giorni sta presentando il libro «The Untold History of the United States», che ha scritto con lo storico Peter Kuznick ed è diventato un documentario per Showtime, e gli scoppia tra le mani il «Generalgate». Si capisce dallo sguardo che muore dalla voglia di salire sul palco a New York, e appena il pubblico gli domanda di Petraeus, si scatena.

«La generazione dei generali con cui sono cresciuto io era quella di Marshall, un uomo così modesto che non indossava mai le sue medaglie in pubblico. Quando si ritirò, gli offrirono un milione di dollari per scrivere le sue memorie: rifiutò, perché riteneva che un servitore dello Stato non dovesse fare profitti grazie al suo servizio. I generali di oggi vanno in giro con una macedonia di frutta attaccata al petto, che non so neppure dove le prendono, tutte quelle medaglie, e poi si comportano come Petraeus».

Va condannato per una relazione extraconiugale?

«Non è stato un bel comportamento, ma andava messo sotto inchiesta molto prima».

Perché?

«Abbiamo raso al suolo l'Iraq con la sua "surge", e adesso ci chiediamo perché l'America non è più così popolare nel mondo? E siccome non bastava, abbiamo ripetuto l'esperimento in Afghanistan, e in Pakistan con i droni».

Non erano azioni necessarie a difendere gli Stati Uniti?

«Mio padre era un serio conservatore, e io sono cresciuto con l'idea in cui credeva: l'America è la nazione indispensabile. Siamo fisiologicamente buoni, non abbiamo mire espansionistiche, e il nostro unico interesse è diffondere pace e democrazia per tutti. Durante la Guerra Fredda eravamo anche gli "underdog", gli sfavoriti, perché i comunisti ci stavano circondando.

Poi sono andato a combattere in Vietnam, e ho capito che era vero il contrario: noi stavamo circondando da anni i nemici, e l'aura di bontà dell'America nasceva solo dalla sua forza. Dopo il Vietnam c'è stato un breve periodo di riflessione, ma poi siamo subito tornati alle vecchie abitudini. La cosa più preoccupante, però, è la popolarità di cui godono personaggi come David Petraeus».

Non è un buon generale?

«Di più: un eroe. Nessuno, tra i politici o i media, si azzarda a metterlo in discussione. Ormai siamo sprofondati in questa mentalità secondo cui dobbiamo esaltare, pagare e corteggiare i militari, affinché difendano il nostro stile di vita. Il contrario della democrazia, dove il popolo dovrebbe avere il potere di prendere le decisioni politiche sull'indirizzo del Paese, e i soldati eseguire gli ordini dei civili. Di questo passo, non ci dovremo sorprendere se un giorno la guardia pretoriana finirà per prendersi direttamente il potere».

Anche Obama si è asservito?

«Gli hanno fatto capire che non poteva opporsi a questo complesso della sicurezza nazionale».

Non crede che Obama voglia sinceramente la pace mondiale?

«Come persona sì. Da Presidente, però, ha ceduto come gli altri».

 

Oliver StonePETRAEUS PAULA JILL ALLEN allen e petraeus petraeus OBAMA PANETTA PETRAEUS ALLEN

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