scontri proteste in cile

“SIAMO IN GUERRA” - IL PRESIDENTE CILENO PINERA SI RIVOLGE ALLA NAZIONE E VA ALLO SCONTRO CON LA POPOLAZIONE CHE PROTESTA PER IL CAROVITA - COPRIFUOCO ESTESO, 11 MORTI, 283 ARRESTI, QUASI 500 FERITI E SACCHEGGI - LE PROTESTE SONO COMINCIATE DOPO L'AUMENTO DEL 3,75% DELLE TARIFFE PER IL TRASPORTO PUBBLICO VISTO CHE I LAVORATORI CILENI SPENDONO IN MEDIA IL 20% DELLO STIPENDIO PER GLI SPOSTAMENTI…

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

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Le vittime degli scontri in Cile sono salite almeno a 11, e il presidente Piñera si è rivolto così alla nazione domenica sera: «Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile, che non rispetta nulla e nessuno, e vuole usare violenza senza limiti e atti criminali». Ieri però il capo della sicurezza nazionale, generale Javier Iturriaga, ha abbassato i toni, dopo un volo in elicottero sopra Santiago per valutare la situazione nella capitale: «Per la verità, io non sono in guerra con nessuno. Sono un uomo felice».

SEBASTIAN PINERA MANGIA UNA PIZZA MENTRE IL CILE SCENDE IN PIAZZA A PROTESTARE

 

L' ex presidentessa Bachelet, ora Alto Commissario dell' Onu per i Diritti Umani, ha denunciato l' uso eccessivo della forza da parte delle autorità, ha richiesto un' indagine indipendente sulle morti avvenute nel fine settimana, ha criticato la retorica incendiaria, e ha sollecitato l' apertura immediata del dialogo per affrontare e risolvere le cause profonde del malcontento. Proprio questo però è l' elemento più difficile da comprendere, perché il Cile è uno dei Paesi con le migliori condizioni economiche del Sudamerica, ma anche con il più alto tasso di disuguaglianza.

 

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Le proteste sono cominciate la settimana scorsa, dopo l' aumento del 3,75% delle tariffe per il trasporto pubblico. I lavoratori cileni che percepiscono il salario minimo spendono in media il 20% dello stipendio per gli spostamenti, e quindi l' incremento ha un impatto sulla loro vita. Le manifestazioni però sono presto passate nelle mani degli studenti e di altri gruppi, degenerando nella violenza durante il weekend.

 

Circa 10.500 poliziotti e soldati sono stati schierati nelle città, facendo rivedere i carri armati per la prima volta dai tempi di Pinochet, e Piñera ha proclamato lo stato d' emergenza in diverse città, fra cui Santiago, Antofagasta, Valparaiso, Valdivia, Chillan, Talca, Temuco e Punta Arenas. Il bilancio degli scontri non è definitivo, ma i morti sono almeno 11, e potrebbero salire a 13.

 

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Secondo i dati della National Human Rights Institution, altre 44 persone sono rimaste ferite e 283 arrestate. Il ministero della Sanità però ha detto che i civili feriti sono almeno 239, mentre quello dell' Interno ha precisato che i fermati sono 1.906. I trasporti pubblici sono stati paralizzati e decine di voli sono stati cancellati all' aeroporto di Santiago.

 

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La compagnia italiana Enel, primo fornitore di elettricità nel Paese, ha detto che le sue attività non sono state colpite, nonostante voci di attacchi alle centrali. I saccheggi hanno colpito decine di negozi e supermercati. Walmart ha confermato che oltre 100 suoi punti vendita sono stati assaliti e in alcuni casi incendiati. La maggior parte dei morti ha perso la vita nei roghi. Ieri le manifestazioni sono continuate, con concentrazioni nella capitale soprattutto nelle zone di Plaza Ñuñoa e Plaza Italia. Iturriaga ha proclamato il coprifuoco dalle 8 di sera alle 6 del mattino, ma ha aggiunto di essere «molto soddisfatto della situazione».

 

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Le proteste hanno sorpreso gli osservatori, perché nel 2019 l' economia è cresciuta del 3%, mentre inflazione e disoccupazione sono stabili, nonostante l' arrivo un milione di immigrati e molti rifugiati dal Venezuela. In base a diversi indicatori, il Cile è il Paese nelle migliori condizioni del Sudamerica, ma secondo l' Ocse è anche il primo in termini di disuguaglianza. Piñera sospetta che le violenze siano frutto di una campagna organizzata all' estero per destabilizzarlo, ma l' opposizione gli chiede di cambiare politica e colmare il divario tra ricchi e classe media, per risolvere la crisi ed evitare che il Paese imploda.

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