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TRENTA SENZA LODE - LA PRIMA BORDATA DEL PD AL GOVERNO E’ UN’INTERROGAZIONE SU EVENTUALI CONFLITTI DI INTERESSE DELLA MINISTRA DELLA DIFESA, ELISABETTA TRENTA: “DEVE CHIARIRE I RAPPORTI CON LA SUDGEST AID SCARL DA LEI PRESIEDUTA” - LA STOCCATA A SALVINI, CHE DICE AI MIGRANTI “LA PACCHIA È FINITA”: “DA PADRE A PADRE, STIA ATTENTO ALLE PAROLE…”
Carlo Bertini per “la Stampa”
RENZI E IL NO ALLA FIDUCIA A CONTE
La prima bordata che il Pd riserva al governo Conte è chiamare in causa Elisabetta Trenta ed è Matteo Renzi a lanciarla in aula: un' interrogazione su eventuali conflitti di interesse della ministra della Difesa, che sarà convocata in audizione al Copasir.
Nella bozza, che porta la firma di tre senatori, Comincini, Malpezzi e Sudano, si chiede infatti se «non ritenga doveroso chiarire con la massima sollecitudine i suoi reali rapporti con la società consortile Sudgest Aid Scarl da lei presieduta, nonché se abbia, in occasione della nomina a Ministro, prontamente lasciato ogni incarico nei diversi progetti della Link Campus University legati a forze armate, forze dell' ordine e organismi multinazionali operanti nel settore della sicurezza».
ELISABETTA TRENTA - GIUSEPPE CONTE
La tesi dei Dem è che la Trenta abbia avuto ruoli incompatibili con la carica, «e il riferimento al Copasir lascia intendere che abbia avuto rapporti con altri Paesi non alleati», dice un dirigente del gruppo al Senato. Questa è la prima mossa studiata dal Pd.
«In quei banchi c'è la coalizione di domani, noi siamo un' altra cosa! Siete diversi, ma avete lo stesso metodo di violenza verbale!», esclama l' ex segretario nel suo incipit. È il passaggio più politico del suo discorso, quello con la profezia del nuovo bipolarismo, leghisti e grillini futuri alleati alle urne. Scuote le mani, si infervora e corre con le parole Renzi. Il fido Bonifazi seduto accanto tiene il tempo sullo smartphone, per aiutarlo a non farsi interrompere dalla presidenza sul più bello.
luigi di maio elisabetta trenta
Il minutaggio è tiranno, ma occhi e orecchie del gruppo sono tutte per lui. «Non vi faremo sconti, ma senza aggressioni verbali, voteremo no, perché il vostro è un contratto garantito da un assegno a vuoto!». Applausone, nel fortino renziano che è il gruppo Pd del Senato sono tutti contenti, alla prima uscita solenne in aula il loro leader ha ricordato di che pasta è fatto.
Anche la fronda plaude. È tornato, Renzi. Nella chat dei senatori, pure quelli della minoranza si complimentano.
«Non c'è niente da dire, è bravo», ammettono i compagni ex diessini che certo non amano l'ex segretario. È tornato ieri dalla Cina per volare stamane per l'America, ci tiene a essere alla commemorazione di Bob Kennedy. Si scalda quando ne parla alla buvette. È di buon umore l'ex segretario, sfotte Calderoli che lo invitava a dimettersi da senatore se vuole tenere conferenze in giro per il mondo. «Sono qui e non ti libererai di me così facilmente». Con Salvini scambia due battute, così come con Giorgetti.
Punture, battute e bordate In aula cambia registro dal serio al faceto: quando punge Conte, «lei è un premier non eletto, vorrei dire un collega, ma nessuno le negherà la legittimità». Quando pizzica Di Maio sulla nuova terminologia. «L'inciucio di ieri oggi è il contratto, il condono di ieri oggi è pace fiscale». A Salvini, che dice ai migranti «la pacchia è finita», si rivolge con tono grave. «Da padre a padre, stia attento alle parole, oggi lei rappresenta il Paese, guida l'ordine pubblico, è responsabile della nostra sicurezza, parli da padre sapendo che i figli ci ascoltano».
Il Pd per un giorno ritrova visibilità: alla Camera il gruppo di deputati è riunito da Delrio; al Nazareno Martina riunisce intellettuali (Melloni, Barca, Violante e tanti altri) e vari big (Orlando, Zingaretti, Fassino) in un seminario su «populismo e risposta democratica»: prova a dare la rotta, servono 50 tappe da qui a settembre per costruire, ascoltare e coinvolgere», scrive sui facebook. «Dagli studenti agli imprenditori, al mondo del lavoro e del volontariato, alle professioni, ai sindaci». Ma nessuno parla di come si organizzerà l' opposizione, del congresso ancora da convocare, di chi farà il segretario di qui a un mese.
«Chiacchiere e distintivo» Renzi si preoccupa di porsi in antitesi al nuovo «potere» e dei toni da calibrare. «La nostra opposizione non occuperà l' aula e non attaccherà mai le istituzioni del paese al grido mafia mafia». All'ora di pranzo, dopo il discorso del premier, ammette con i suoi che a dispetto della pochezza di elementi fornita, «sì, questo discorso di Conte può anche piacere fuori di qui». C'è pure l' insidia di una luna di miele col paese più intensa del previsto. Quello di Conte, taglia corto il capogruppo Marcucci, «è un elenco infinito di promesse, nessun accenno alle coperture economiche. Un intervento tutto chiacchiere e distintivo».