CHE FIGLIO DI PUTIN - DOPO MESI DI ISOLAMENTO DIPLOMATICO IL PUZZONE DI MOSCA RICICCIA FUORI PER LE CELEBRAZIONI DELLO SBARCO IN NORMANDIA MA OBAMA NON PERDONA E INTENDE EVITARLO

Anna Zafesova per "La Stampa"

Vladimir Putin rompe l'isolamento diplomatico e torna sul palcoscenico internazionale: il 6 giugno parteciperà insieme ai leader delle potenze alleate alle celebrazioni per il 70° anniversario dello sbarco in Normandia. François Hollande ha confermato di aver inviato l'invito al Cremlino, l'ambasciatore russo a Parigi dice che il presidente russo «ha accettato e sarà in Normandia».

Tocca al portavoce di Putin Dmitry Peskov sottolineare però che il suo principale non ha ancora preso la decisione definitiva. Anche perché probabilmente non riuscirà a cogliere l'occasione per discutere la crisi che lo vede protagonista: la Casa Bianca aveva già smentito un eventuale faccia a faccia con Obama e Angela Merkel ieri è stata evasiva, limitandosi a esprimere la speranza di poter «commemorare le vittime nonostante le divergenze».

In altre parole, si onora il ruolo di Mosca nella vittoria sul nazismo - come del resto si faceva già durante la Guerra fredda, e la Casa Bianca conferma di non essersi aspettata che stavolta ai russi venisse negato l'invito - ma non si offre a Putin l'opportunità di tornare a essere trattato da pari dai leader mondiali.

Intanto il presidente russo si prepara oggi a celebrare la vittoria sul nazismo in Crimea, rinnovando la retorica che identifica il nuovo governo di Kiev con i «nazisti», usata anche dai separatisti dell'Est ucraino. Che vogliono andare avanti con il referendum sulla secessione indetto per l'11 maggio, nonostante Putin mercoledì avesse chiesto di rinviarlo.

Il «sindaco popolare» di Slaviansk Vladimir Ponomariov ha detto di «non aver sentito nulla» e il leader della «Repubblica popolare di Donetsk» Denis Pushilin promette di «discutere» la proposta. Kiev intanto prosegue l'operazione militare, mentre la Nato non vede segni del ritiro delle truppe russe dal confine dato da Putin come già avvenuto, e il ministero degli Esteri russo ha replicato su Twitter chiamando Anders Fogh Rasmussen «un cieco».

Ieri Putin ha parlato di un piano di de-escalation in Ucraina concordato con la Osce, ma per farlo ha scelto la scenografia di una simulazione di un attacco nucleare russo, attorniato dai presidenti dei Paesi ex sovietici rimasti nell'orbita di Mosca. E sfoggia anche l'arsenale economico: da giugno Gazprom fornirà all'Ucraina solo il metano già pagato, a causa dell'enorme debito.

Il governo di Arseny Yatseniuk risponde di essere pronto a saldare la bolletta a condizione che si ritorni al vecchio prezzo sul gas, raddoppiato da Mosca dopo il cambio di regime a Kiev.

 

 

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