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L’ISIS PROSPERA CON I CRE-TEEN - A RAGGIUNGERE LA SIRIA PER UNIRSI AL CALIFFATO STAVOLTA È ELIF, UNA SEDICENNE DI MONACO DI BAVIERA - CRESCIUTA CON TUTTE LE LIBERTÀ, SI È UNITA AI JIHADISTI DOPO ESSERE CADUTA IN DEPRESSIONE

Tonia Mastrobuoni per “la Stampa”

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«Leave Dunya, love Jannah»: lascia il mondo, ama il paradiso. Una frase di piombo, che Elif aveva annotato sul suo quaderno, poche ore prima di partire di nascosto per la Siria, con la sua scrittura arzigogolata, da bambina. Poi era sparita, a fine febbraio, con una piccola borsa: qualche indumento, due paia di scarpe, soprattutto il niqab, nero.

 

E due, trecento euro ricavati dal suo salvadanaio, come ha ricostruito poi sua madre. All’inizio i genitori non avevano sospettato nulla: ufficialmente era da un’amica, per un compleanno. In realtà, Elif aveva preso un aereo la mattina prestissimo, per Istanbul. Senza biglietto di ritorno.

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Atila, il padre di questa ragazza di sedici anni, disperato come il resto della famiglia, è partito in questi giorni per la Siria, il Paese che sta inghiottendo centinaia di adolescenti da tutto il mondo come un grande buco nero. E i suoi genitori, che l’hanno cresciuta in un quartiere tranquillo della periferia di Monaco di Baviera, sono ancora scioccati.

 

Hanno trovato quelle scritte colorate sui quaderni, un’altra è «viva lo Stato islamico» ma ancora non riescono a mettere insieme i pezzi, a conciliare quella Elif degli ultimi tempi, ossessionata dalla preghiera e dalla religione, con la figlia cresciuta nella massima libertà.

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La madre, Kuebra, ha detto alla «Sueddeutsche Zeitung»: «Non riesco a immaginarmi una vita senza la mia terza figlia». Litigavano, negli ultimi tempi, soprattutto perché la madre tentava di spiegarle che la fede non costringe alla rinuncia a ogni libertà.

 

SINTOMI DI DEPRESSIONE

Forse l’origine del male era stato un piccolo trauma. Un cambio di quartiere, di scuola, quando Elif aveva quattordici anni: dopo un incidente, il padre aveva dovuto trovare un altro lavoro. Succede a tante famiglie. Ma lei aveva fatto fatica a legare nella scuola nuova.

 

Alla fine aveva trovato un’amica, Aische, con la quale usciva, andava a fare shopping, passeggiava sull’Isar, il fiume di Monaco. Nei selfie con Aische, Elif è biondissima, indossa dei pantaloni aderenti, fa sfoggio di un piercing alle labbra.

 

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Un giorno, però, una di quelle passeggiate sul fiume si trasforma per un pelo in una tragedia. Elif è con Aische e con il suo nuovo gruppo di amici. Bevono, troppo. La ragazza finisce totalmente sbronza. Cade nell’acqua gelida. Le correnti sono forti, improvvisamente Aische si accorge che Elif non si muove più, che si fa trasportare dall’acqua.

 

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Urla. Il gruppo riesce a trascinare Elif fuori dall’acqua, un’ambulanza la porta in ospedale. I medici la salvano ma consigliano ai genitori di portarla da uno psichiatra: ha chiari sintomi di depressione. Qualche giorno dopo, Elif chiede il permesso di portare il velo. Poco dopo, sul suo quaderno a righe, comincia l’infernale conto alla rovescia. «Lascia il mondo, ama il paradiso».

 

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