giulio andreotti leonardo messina umberto bossi

ARCHEO 2013 - “C'ERA UMBERTO BOSSI A CATANIA E IO DISSI: 'VADO E L'AMMAZZO'. BORINO MICCICHÉ MI DISSE DI FERMARMI: ‘QUESTO È SOLO UN PUPO’” – LA TESTIMONIANZA DI LEONARDO MESSINA AL PROCESSO STATO-MAFIA - AL PM NINO DI MATTEO IL PENTITO RISPOSE: “SI DICEVA CHE ANDREOTTI ERA UOMO D'ONORE, CHE ERA AFFILIATO E CHE AVREBBE GARANTITO AL MAXIPROCESSO" - ALL'INIZIO DEGLI ANNI '90, PER REALIZZARE LA SECCESSIONE DEL SUD DALL'ITALIA I CRIMINALI SICILIANI ERANO PRONTI A CREARE ''UNA LEGA SUD E LA MAFIA SI SAREBBE FATTA STATO...''

Da www.corriere.it – 5 dicembre 2013

 

LEONARDO MESSINA

«Un giorno c'era Umberto Bossi a Catania e io dissi a Borino Micciché: questo ce l'ha con i meridionali, vado e l'ammazzo'. Mi disse di fermarmi: questo è solo un pupo. L'uomo forte della Lega è Miglio che è in mano ad Andreotti». A raccontare questa conversazione, in aula, a Palermo, dove si sta svolgendo il processo Stato-mafia, è il pentito di mafia Leonardo Messina. 

 

Nella sua ampia deposizione, in risposta alle domande del pn Nino Di Matteo, Messina ha parlato anche del progetto separatista di Cosa Nostra, «si sarebbe creata una Lega del Sud e la mafia si sarebbe fatta Stato» e ha rivelato che all'inizio degli anni '90, per realizzare questo obiettivo, i malavitosi siciliani erano pronti «ad acquistare dalla 'ndrangheta una grossissima partita di armi investendo circa 2 miliardi di lire». 

 

Secondo il collaboratore di giustizia, le armi - bazooka, kalashnikov e pistole - dovevano servire al progetto separatista voluto dalla mafia che pensava alla creazione di una Lega del sud. La cosa poi sfumò perché Messina, che era, a suo dire, il trait d'union con la 'ndrangheta, venne arrestato e il suo referente mafioso, il capomafia di Enna Borino Miccichè, fu arrestato.

 

umberto bossi

Messina ha detto anche che «In Cosa nostra si diceva che Andreotti era uomo d'onore, che era punciuto (affiliato formalmente, n.d.r) e che ci avrebbe garantito al maxiprocesso». Il collaboratore ha riferito che inizialmente tra i vertici di Cosa nostra c'era la certezza che il maxiprocesso, in Cassazione, sarebbe andato al giudice Corrado Carnevale. 

 

«Si riteneva che sarebbe finito in barzelletta», ha detto. Poi «quando si seppe che invece a presiedere il collegio giudicante che avrebbe celebrato il maxi sarebbe stato un altro, si capì che i politici si erano allontanati». «Allora ci si cominciò a lamentare di Salvo Lima e Giulio Andreotti - ha spiegato - e si disse che non erano più in grado di garantire nulla».

giulio andreotti

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