silvio berlusconi ruby matteo salvini giorgia meloni

“NON SI FERMANO DAVANTI A NIENTE, È PURO ACCANIMENTO” – SIAMO TORNATI INDIETRO DI DIECI ANNI! LA PROCURA DI MILANO CHIEDE LA CONDANNA PER BERLUSCONI SUL CASO RUBY TER E LUI GRIDA ALLA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA. SE NON ALTRO, LA RICHIESTA DEI PM HA UNITO, PER UNA VOLTA, IL CENTRODESTRA – SALVINI: “MA BASTA, NON SE NE PUÒ PIÙ” – E POI INTERVIENE GIORGIA MELONI: “PIENA SOLIDARIETÀ A BERLUSCONI, VITTIMA DI UN ACCANIMENTO GIUDIZIARIO SENZA PRECEDENTI”

Paola Di Caro per il “Corriere della Sera”

 

BERLUSCONI RUBY BUNGA BUNGA

Sperava di no, ma in cuor suo quella richiesta se la aspettava, eccome. E negli ultimi giorni era tornato più volte sul tema della «persecuzione giudiziaria» ai suoi danni, anche invitando gli italiani ad andare a votare per i referendum sulla giustizia. Però la requisitoria del pm di Milano, con i toni usati, Silvio Berlusconi la vive come l'ennesimo affronto, quasi uno sfregio, alla sua persona. «Non si fermano davanti a niente, è puro accanimento di una parte della magistratura», si è sfogato in privato.

 

La speranza è che i giudici gli diano ragione «perché io sono stato assolto nel processo Ruby», e per accuse simili - corruzione di testimoni - anche da Siena è arrivata un'assoluzione. Ma in attesa del verdetto, almeno una consolazione per il Cavaliere è arrivata: dopo settimane di liti, contrapposizioni, gelo, pubblico e privato, il centrodestra si è improvvisamente e totalmente ricompattato.

 

Con tutti i leader dei partiti alleati e tutti gli azzurri, nessuno escluso, compatti nel definire assurda, cattiva, inconcepibile la richiesta di condanna. E nel difendere l'ex premier: «È un uomo di 85 anni, lo vogliono in prigione fino a 90? Ma che senso ha continuare a tormentarlo? Basta, basta...».

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI

Gli alleati, intanto. Nonostante il vertice di Arcore sia finito piuttosto male, non è mancata la solidarietà. Matteo Salvini e Giorgia Meloni erano assieme ad Antonio Tajani ieri al congresso della Cisl quando la notizia della richiesta di condanna è arrivata e immediatamente entrambi hanno subito diramato una nota: «Altro processo, altra richiesta di condanna per Berlusconi per il caso Ruby.

 

RUBY BERLUSCONI

Ma basta, non se ne può più! 12 giugno, con i sì ai referendum la giustizia cambia», ha scritto su Facebook il leader leghista. E la presidente di FdI non è stata da meno: «Piena solidarietà e vicinanza a Silvio Berlusconi, vittima di un accanimento giudiziario senza precedenti. Siamo convinti che anche questa volta saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati».

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

Il coordinatore azzurro ha ringraziato i colleghi, che però si sono quasi stupiti: «Ma ci mancherebbe altro, Antonio, su queste cose non esiste divisione», ha subito detto Meloni, figurarsi Salvini che ha difeso Berlusconi già nei giorni scorsi anche dalle critiche della ministra Gelmini.

 

Che però, stavolta, non fa mancare la sua totale vicinanza all'ex premier: «Solidarietà al presidente Berlusconi per la abnorme richiesta arrivata oggi dai pm di Milano. Sono certa che saprà dimostrare ancora una volta la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati».

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani a catania

 

Parole simili a quelle degli altri due ministri, Brunetta e Carfagna, come a quelle di tutta Forza Italia dai capigruppo agli ex ministri come Michela Brambilla («Solidarietà, sono certa che anche questa volta saranno riconosciute la sua estraneità ai fatti contestati e la sua correttezza») a Giorgio Mulé che parla di applicazione del «codice Berlusconi», tutti insorti come un sol uomo, compreso il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: «L'immagine che emerge è quella di un agonismo, ai limiti della questione personale, che non fa bene al sistema.

 

GELMINI CARFAGNA BRUNETTA

La giustizia, soprattutto in un momento così delicato, non ha bisogno di guerre ma di toni pacati». Ed è, aggiunge Tajani, ancora una «giustizia usata a fini politici».

 

Il dato politico però ora è quello di una unità totale su questo punto, forse scontata ma arrivata al momento giusto. E, almeno in questo momento, senza tensioni che si scaricano sul governo. La costituzione di parte civile di Palazzo Chigi e la richiesta di risarcimento di 10 milioni viene considerata una sorta di automatismo tecnico, nessuna responsabilità è attribuita al premier. Se turbolenze ci sono e ci saranno, non sarà su questo.

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