UN’EREDITÀ DIFFICILE DA SOPPORTARE: LA FIGLIA 15ENNE DI MICHAEL JACKSON TENTA IL SUICIDIO

Giuseppe Videtti per "La Repubblica"

Ha avuto tutte le fortune tranne quella più importante, una famiglia. Paris Jackson, la seconda figlia di Michael, il re del pop morto nel 2009, è stata tenuta a battesimo da Macaulay Culkin e Liz Taylor, è cresciuta in una favola di cui era protagonista un papà Peter Pan e da orfana è ancora la bambina più invidiata del mondo: eredità miliardaria,
una smisurata famiglia matriarcale, un'attenzione esagerata da parte dei media. Non male per un'adolescente che ha già debuttato come attrice.

Ma Paris non aveva in mano Il gatto con gli stivali quando ieri notte ha cercato di togliersi la vita. In una maniera cruenta per una quindicenne, tagliandosi le vene. È stata Debbie Rowe, la mamma biologica, a dare per prima la notizia del ricovero a Entertainment Tonight, senza svelare i particolari. Solo una battuta: «Paris è stata parecchio sotto stress». All'inizio le notizie erano confuse, il 911 è stato chiamato subito dopo la mezzanotte.

I paramedici che sono accorsi nella tenuta di Calabasas hanno ammesso: possibile overdose. Poi TMZ, l'aggressivo news website che fu il primo a dare la notizia della morte di Michael, ha rettificato: pare si sia tagliata i polsi. E rincara: lo aveva già fatto. Per ultimo il comunicato ottimista del pronto soccorso: si riprenderà presto. Sì, certo, si
riprenderà. Per andare dove? A stare con chi? Consigliata da chi? Non sta bene Paris. Poco prima aveva twittato una strofa di Yesterday dei Beatles: «Ieri tutti i miei guai sembravano lontani, oggi sembra stiano qui per restarci ».

Ci sarà un motivo se Debbie Rowe, che era stata estromessa dall'asse ereditario e dalla custodia, ha ripreso a frequentare Paris dopo anni di ostracismo. Che sta succedendo a Encino, nel quartier generale dei Jackson? Perché Paris e i fratelli vivono ormai in pianta stabile a Calabasas, nella tenuta dello zio Jermaine? Ora che sono cresciuti e sono costantemente a contatto coi social network non c'è più verso di tenerli all'oscuro delle trame quotidiane.

I Jackson (con Paris, Prince e Blanket) hanno ingaggiato una nuova causa con l'agenzia di concerti Aeg; pretendono miliardi per un presunto comportamento negligente che avrebbe causato la morte della star. Gli avvocati della difesa stanno rivangando in tribunale tutto il letame che ha distrutto gli ultimi dieci anni della vita di Michael: i processi per pedofilia, le dipendenze e anche il modo bizzarro in cui si è ritrovato padre di tre figli.

I tweet di Paris rivelano stati di euforia, esaltazione e disperazione. Cita stralci di canzoni, come tutti gli adolescenti. Mai di canzonette. Una degli Snow Patrol: «Se mi distendo qui, lo farai anche tu e dimenticheremo il mondo?». Un'altra di Ed Sheeran: «Labbra bianche, faccia pallida, respira fiocchi di neve». Anche di artisti lontani dalla sua generazione, Smiths, Smashing Pumpkins, T. Rex. Invoca il nome di Kurt Cobain, l'angelo suicida. L'ultimo: «Mi chiedo perché le lacrime sono salate». Una bambina cresciuta male. Troppo in fretta. E sola.

 

PARIS PRINCE LATOYA E BLANKET JACKSON PARIS JACKSON PARIS JACKSON PARIS JACKSON PARIS JACKSON PARIS JACKSON PARIS JACKSON

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