“VI RACCONTO IL SISTEMA SESTO” - L’IMPRENDITORE DI CATERINA RACCONTA LA SUA VERITÀ: “A PENATI HO DATO 3 MLN E MEZZO € IN 10 ANNI” - “PENATI HA SOLDI A MONTECARLO, IN SUDAFRICA E A DUBAI. SAREBBERO I SOLDI DI GAVIO, DA CUI AVEVA COMPRATO A CARO PREZZO LE AZIONI DELLA SERRAVALLE” - “MI HANNO SOFFIATO L’AFFARE ‘MILANOPACE’. MI DICONO: LASCIA STARE QUELL'AREA DI SESTO. ORA CI STANNO COSTRUENDO I DUE AMICI DI D'ALEMA" - MA QUANTI CAZZI DI AMICI HA IL MAGO DALEMIX?....

Gianni Barbacetto per il "Fatto quotidiano"

Felice come una pasqua. Piero Di Caterina è raggiante, nella sede di Sesto San Giovanni delle sue autolinee Caronte, ora che gli è arrivato l'avviso di chiusura delle indagini sul "sistema Penati". Contento, anche se è accusato di concussione. "Sono stato io a far venire fuori tutto. Senza di me, questa inchiesta non sarebbe mai nata e non sarebbe emerso tutto il marcio. Quello che ho detto era tutto vero.

Qualcosa non ho detto, ma non è facile dire tutto, perché in questo sistema chi parla si espone e può avere dei guai. Il costo della verità è enorme". Di Caterina negli anni Settanta era un ragazzo dell'Mls (il Movimento lavoratori per il socialismo) di Sesto. Poi si era dato agli affari e aveva avuto successo. Il suo cuore era rimasto a sinistra ed era diventato grande amico di Filippo Penati, allora sindaco comunista della Stalingrado d'Italia e in seguito il più visibile dei leader del Pd al Nord.

Ancor più legato era a Giordano Vimercati, che di Penati era il braccio destro. "Abbiamo fatto per anni le vacanze insieme, con le famiglie", racconta Di Caterina. Poi il rapporto si è rotto. E l'imprenditore della Caronte è diventato il primo, implacabile accusatore di Penati e del suo "sistema".

"Io Penati l'ho aiutato. Sostenuto. E finanziato: gli ho dato, in dieci anni, 3 milioni e mezzo di euro. Li consideravo prestiti. L'accordo era: tu dacci una mano, che poi noi i soldi te li diamo indietro". La prima restituzione avviene nel 2000: a pagare non è Penati, ma un imprenditore di Sesto, Giuseppe Pasini. Attraverso un affare immobiliare: Pasini gli compra una piccola area, dandogli in cambio un'area più ampia, più un conguaglio di 1 miliardo e 250 milioni di lire.

Così sostengono i magistrati di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia. "Ma i pm in questo caso non hanno capito: per me era un affare vero. La mia area era più piccola ma valeva di più". La seconda restituzione ricostruita dai pm, invece, Di Caterina l'ammette: "Sì, ho ricevuto dei soldi da Pasini in Lussemburgo". Secondo i pm, Pasini paga Di Caterina perché spinto da Penati, che può fargli realizzare un intervento immobiliare sull'area ex Falck. È una stecca di 4 miliardi di lire, prima tranche di una tangente che avrebbe dovuto essere di 20 miliardi.

"Con Filippo e con Giordano erano discussioni interminabili. Io volevo che mi restituissero tutti i soldi. Nel 2008 finalmente mi dicono: non hai niente da vendere? E io rispondo che ho un bel terreno in viale Italia a Sesto. Mi mandano da Bruno Binasco, il braccio destro di Marcellino Gavio. Firmo l'atto di vendita e incasso subito la caparra, 2 milioni di euro. Io credevo che fosse una vendita vera, anche se pagata strabene. Invece poi ho capito che era un trappolone.

Due anni dopo, nel 2010, Binasco lascia cadere l'affare e io resto comunque con in tasca la mia caparra. Certo che sapevo che il gruppo Gavio aveva fatto quell'operazione per fare un piacere a Penati! Non sono mica scemo. Ma i rapporti con Filippo e Giordano si rompono qualche tempo dopo, quando chiedo un aiuto nel mio contenzioso con Atm. Non alzano un dito per me che li avevo sostenuti per dieci anni. Allora, quando mi chiama la pm di Milano Laura Pedio (che stava indagando su Giuseppe Grossi e aveva trovato nella sua contabilità quattro fatture emesse a mie società), decido di raccontare tutto e far emergere il marciume".

Nelle intercettazioni, qualcuno racconta che Di Caterina aveva parlato di Massimo D'Alema e di borse piene di soldi. "Io di D'Alema non ho mai parlato. Lo fanno per screditarmi, per rendermi non credibile, per farmi passare per un fuori di testa. Ho invece parlato di soldi all'estero, questo sì. Ho sentito dire da Vimercati che Penati ha soldi a Montecarlo, in Sudafrica e a Dubai.

Sarebbero i soldi di Gavio, da cui Penati aveva comprato a caro prezzo le azioni della Serravalle. Io consegno a Pedio la fotocopia di una bozza d'accordo sulla vendita e racconto che c'è stato un incontro in via Pontaccio a Milano tra Binasco, Vimercati e un funzionario di Banca Intesa, Maurizio Pagani. Non lo sapevo, ma ho fatto bingo!". C'è anche un altro affare che Di Caterina ha tentato.

"Avevo trovato un terreno delle coop in via Pace, a Sesto. Chiedo consiglio a Filippo e Giordano. Mi dicono di lasciar stare perché c'erano bonifiche pesanti da fare. Io obbedisco e poi mi accorgo che l'affare lo fanno loro: quel terreno lo compra un intermediario che poi lo gira a due amici di D'Alema, Enrico Intini e Roberto De Santis, che ci stanno realizzando su l'operazione Milanopace. E adesso? Mi dia retta, a Sesto vanno avanti le solite porcherie: ci sto scrivendo un libro, su come si ruba in Italia. Se non hai chi ti tutela, sei spacciato".

 

Filippo Penati PIERO DI CATERINA Giuseppe Pasini BRUNO BINASCO BRACCIO DESTRO DI GAVIO Marcellino GavioAREA FALCK SESTO SAN GIOVANNI GIORDANO VIMERCATI E FILIPPO PENATI

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO