malago'

MALAGO’ PRENDE A CALCI IL CALCIO: "LA FIGC? TAVECCHIO, DIMISSIONARIO, STA GESTENDO L' ORDINARIA AMMINISTRAZIONE ALLA FEDERAZIONE. ED È CONTEMPORANEAMENTE ANCHE COMMISSARIO PROROGATO DELLA LEGA A. E' SURREALE. E IO NON POSSO FARE NULLA. TROVARE UN BUON PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO? LO VEDO COMPLICATO. CI SONO MINORANZE DI BLOCCO, GRUPPI DI INTERDIZIONE E INTERESSI CHE IMPEDISCONO IL FUNZIONAMENTO DELL'ORGANISMO"

Salvatore Merlo per Il Foglio

 

malagò

Non la chiama proprio "gabbia di matti", ma poco ci manca. E infatti quando gli chiediamo perché secondo lui nel mondo del calcio italiano, che altrove è business e professionismo, prevale invece il pittoresco, il folclore dei Lotito e dei Tavecchio, degli Zamparini e dei Ferrero, lui sorride. "Credo che il calcio dia alla testa", dice.

 

tavecchio

E allora la domanda non è retorica: da noi queste figure entrano nel calcio perché sono pittoresche, o sono pittoresche perché stanno nel calcio? "Bella domanda. So soltanto questo: professionisti, dilettanti, calciatori, allenatori, presidenti... questi del calcio litigano troppo e sono incoerenti. Cambiano idea dalla sera alla mattina. Si sono ricompattati solo per impedirmi il commissariamento della Figc. E allora sa che le dico? Io alzo le mani. Se sono contenti di come vanno le cose, auguri".

 

E insomma si arrende, Giovanni Malagò, il presidente del Coni che dopo l' elimina zione dell' Italia dai Mondiali avrebbe voluto commissariare la Federcalcio e probabilmente anche la Lega di serie A, il super gruppo dei venti presidenti delle squadre maggiori che invece lunedì hanno riconfermato alla guida, in proroga, Carlo Tavecchio, il presidente dimissionario della Figc. "Sembra una commedia di Ionesco", dice Malagò. "Tavecchio, dimissionario, sta gestendo l' ordinaria amministrazione alla Federazione. Ed è contemporaneamente anche commissario prorogato della Lega A. E' semplicemente surreale".

MALAGO'

 

Si è dimesso, ma si è ri -immesso. "E io non posso fare nulla", risponde Malagò. "Il presidente del Coni ha compiti di vigilanza su sessantatré federazioni e sulle discipline sportive associate. In tutte queste federazioni vige una regola base: se si dimette il presidente, arriva il commissario. La regola vale per tutte le federazioni, tranne che per una. Indovini quale?". Quella del calcio. "Esatto! Se si dimette il presidente della Federcalcio, il Consiglio federale, seppur decaduto, poiché non determina ufficialmente le dimissioni, non mette il Coni nelle condizioni di intervenire". E allora non c' è niente da fare. "Non posso esporre il Coni a una guerra. Malgrado abbia dato uno sguardo a dei sondaggi commissionati dalla Gazzetta dello Sport...". E che dicono i sondaggi? "Dicono che il 91 per cento degli italiani vorrebbe che la Federcalcio fosse commissariata". Ma non si può fare niente. "Niente. E questo malgrado la Lega di Serie A sia da sette mesi con un commissario che è atipicamente, inspiegabilmente, incredibilmente il presidente dimissionario della Figc". Cioè Tavecchio. "Guardi.

 

malago'

Io dico a questi del calcio: 'Vedetevela voi. Se le cose le avete volute così io non ci posso fare niente'". Perché il mondo del calcio è chiuso su se stesso? "Per un insieme di cose: denaro, potere, interessi, vanità... E' un mondo che litiga, ma che si è compattato come un monolite quando ho detto che li avrei commissariati. Adesso vedrete che torneranno a litigare. Su ogni cosa".

 

Potrebbero anche riuscire a cavarsela da soli, trovare un buon presidente della Figc, per esempio? "Lo vedo complicato. Realisticamente. Non è un caso se, nella storia, la Figc è la federazione sportiva che è stata commissariata più volte in assoluto. Ci sono regole statutarie che non funzionano. Ci sono minoranze di blocco, gruppi d'interdizione, interessi particolari che impediscono il funzionamento dell' organismo. E questo vale per tutto il mondo del calcio".

 

Esempio? "Per scegliere il presidente della Lega sono necessari quattordici voti su venti. Il risultato è che la serie A si trascina da due anni in una situazione di stallo. E' chiaro che le cose andrebbero gestite in modo diverso. In Europa siamo passati dal primo posto al quarto. E l' eliminazione dai Mondiali è stato un evento catastrofico. Un danno sportivo, emotivo, e persino economico. Nel 1958, l' unica altra volta in cui non ci qualificammo, le squadre in competizione erano sedici. Erano l' élite. In questi Mondiali del 2018, questi che non giocheremo, sa quante squadre competono?". No. "Trentadue". Altro che élite. Siamo scarsi. "Quando le cose vanno male, si ha la possibilità di ricominciare.

giovanni malago

 

Di premere un tasto 'reset'. Ma i signori del calcio pensano onestamente di poter risolvere così, come stanno facendo, i problemi.

MALAGO' FABBRICINItavecchio

 

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