OPERA PIA FARNESINA – DALL’UGANDA ALL’ISOLA DI CAPO VERDE, DAI GIORNALISTI LIBICI AL LATTE ALGERINO, BUTTIAMO 300 MILIONI DI EURO IN PROGETTI DI COOPERAZIONE FINANZIATI DAL MINISTERO DEGLI ESTERI

Paolo Bracalini per "il Giornale"

Farnesina onlus, ministero degli Esteri e della Beneficenza internazionale, Pia Farnesina caritatevole. Una montagna di soldi diretti verso l'Africa sub-sahariana, il Medioriente, il Maghreb, l'America centrale, ovunque (siamo il settimo Paese donatore più importante al mondo).

Progetti di «cooperazione allo sviluppo» finanziati dal ministero degli Esteri (e in parte anche dal Tesoro) per finalità nobili. Come formare, sempre col contributo finanziario del Mae (ministero Affari esteri), «14 giornalisti della radiotelevisione pubblica libica», col know-how della Rai, per spiegare ai colleghi di Tripoli le basi della «libertà d'espressione, il pluralismo, i nuovi media», con «sessioni pratiche» negli studi Rai.

Bazzecole, briciole rispetto al fiume di denaro (294.351.600 euro nel 2013) che dalla Farnesina parte per le mete più lontane, impermeabile agli allarmi di esperti come Dambisa Moyo, economista di origini africane, sugli effetti controversi, a volte addirittura controproducenti, degli aiuti al Terzo mondo (La carità che uccide, Rizzoli).

Proprio nei giorni scorsi il Comitato per la cooperazione presieduto dal viceministro Pistelli (ex mentore di Renzi, suo ex portaborse) ha annunciato le nuove «linee guida triennali», cioè i nuovi finanziamenti in partenza, per complessivi 51,2 milioni: 20 milioni di euro per lo sviluppo rurale del Myanmar (la Birmania), 31,2 milioni di euro all'Honduras «per il progetto di schema irriguo nella valle del Nacaome», 500mila euro per l'assistenza agli sfollati in Sud Sudan, 30 milioni di euro «per lotta contro Aids, Tbc e malaria».

Battaglie importanti, in cui l'Italia è in prima linea, pronta a finanziare. «Bisogna combattere la povertà e rilanciare lo sviluppo puntando sull'agricoltura e sul sostegno alle piccole e medie imprese» ha detto il ministro degli Esteri (Emma Bonino) a gennaio. Non parlava dell'Italia, ma del Senegal, a cui la Farnesina ha girato 45 milioni di euro (per tre anni), inorgogliendo l'omologo ministro senegalese Mankeur Ndiaye, che ha tenuto a sottolineare «le buone relazioni» tra Dakar e Roma, prima di insignire il ministro italiano della più alta onorificenza senegalese, «Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito».

«E conferma anche la priorità del Senegal per la cooperazione italiana - dice il comunicato della Farnesina dell'8 gennaio 2014 - che dal 1985 ha dato 292 milioni di euro a dono e 129 milioni a credito di aiuto».

A febbraio sono partiti alla volta di Bangui, Repubblica Centrafricana colpita da una crisi umanitaria, 400mila euro (prima tranche di un finanziamento complessivo di 1 milione) «per la prevenzione della violenza di genere, l'assistenza psicosociale e attività di formazione rivolti a leader locali». Mentre in Tanzania, sempre a febbraio, è andato circa 1 milione di euro come «Supporto al settore della formazione professionale ed allo sviluppo del mercato del lavoro».

Per scolarizzare i giovani dell'Angola, invece, il progetto di 1,1 milioni di euro è stato finanziato per il 70% dal ministero degli Esteri. Vale 1,1 milioni anche il progetto di «Sostegno allo sviluppo socio-sanitario nella provincia della Ngounié», in Gabon, mentre per finanziare i giovani ricercatori mozambicani in ambito di biotecnologie sono impegnati 1,6 milioni di euro.

Altri finanziamenti per lo «sviluppo della filiera lattiero-casearia in Algeria», per il «miglioramento della produzione agro-zootecnica nell'Isola di S. Antao» a Capo verde (520mila euro), altri 287.500 euro per «Comunicare lo sviluppo» in Uganda. Tra i maggiori destinatari di aiuti italiani c'è la Palestina. «Con un impegno di circa 220 milioni di euro (160 a dono e 60 a credito d'aiuto) negli ultimi 10 anni - si legge - la Cooperazione italiana si è tradizionalmente collocata tra i principali donatori della Palestina».

Un impegno che con il ministro renziano Mogherini (già coordinatrice dell'Intergruppo parlamentare per la cooperazione internazionale) aumenterà, come ha promesso lei stessa davanti alle commissioni Esteri: «Chiedo collaborazione perché è nostra intenzione aumentare le risorse della cooperazione». Già salite con l'ultima legge di Stabilità.

 

 

RENZI MOGHERINI FOTO LAPRESSE HOLLANDE ED EMMA BONINO Claudio Sardo e Lapo Pistelli FARNESINA

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...