PERISSI-ROTTO SI VENDICA DI NAGEL: “IL NOSTRO AZIONISTA PRINCIPALE (MEDIOBANCA) HA CREATO IL NOSTRO COMPETITOR MAGGIORE (UNIPOL-FONSAI). E ORA SE NE OCCUPA LA MAGISTRATURA” - “CHE C’ENTRA LA FINANZA CON LE COOP? ISVAP MOLTO DISATTENTA” - MEDIOBANCA TAGLIERÀ LA PARTECIPAZIONE IN GENERALI DAL 13,2% AL 10% - SOFFRITTI D’INTERESSE: IL FONDO PENSIONE DI BANKITALIA (CHE ORA VIGILA SULLE ASSICURAZIONI) È AZIONISTA DI GENERALI…

1 - PERISSINOTTO: "ERO STUPITO, IL NOSTRO PRINCIPALE AZIONISTA CREAVA IL NOSTRO COMPETITOR"
Paolo Possamai per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Sono trascorsi cinque mesi da quel giorno di fine aprile quando ha chiuso la sua lunga stagione al timone di Generali. Dal suo ufficio al palazzo rosa in piazza Duca degli Abruzzi, Giovanni Perissinotto ha avuto il mare dinanzi per dodici anni. Un altro mare gli si apre di fronte adesso, mentre per la prima volta coram populo ragiona di quel che ha lasciato dietro di sé e dei progetti a venire.

«Sono stato fortunato a vivere un periodo così lungo. Il mio avvicendamento era più che giusto. Solo mi offende che il ricambio non sia avvenuto, come è proprio delle grandi compagnie, in modo programmato e ordinato», considera l'ex ad del Leone.

Ma quali sono state le ragioni di una rottura tanto repentina?

«Non so. Mi viene messa in conto la performance del titolo, che risentiva ovviamente del giudizio dei mercati rivolto all'Italia. Vendere Generali era come vendere il rischio Paese Italia. Era il mio turno di guardia, ho preso la grandine e questo ci sta».

L'andamento del titolo le è stato infatti apertamente rimproverato da vari azionisti, tra cui Del Vecchio. Ma dei suoi 12 anni alla testa di Generali rimpiange qualche occasione perduta?

«Ho operato sempre nell'interesse della società, va da sé che alcuni interventi sono riusciti e altri meno. Un saldo positivo lo vedo, se penso che avevamo un rating superiore di due gradini allo Stato, che capita in pochissimi casi. E poi penso allo sviluppo maturato su scala internazionale e, tra le mosse che qualcuno oggi contesta, al rapporto con Kellner, che ci ha permesso di tornare nei mercati dell'Est Europa con ottimi profitti. Alla voce ‘occasioni perdute', metterei quelle non conseguite per carenza di risorse. Al management spetta selezionare e presentare le idee, all'azionista sostenerle o non coglierle».

Sta richiamando la questione del mancato aumento di capitale, non voluto da Mediobanca. Ma tra i fattori scatenanti della sua detronizzazione non mette in conto pure la vicenda FonSai-Unipol, con annesso ruolo di Mediobanca?

«Mi ha fatto impressione pensare che il nostro azionista principale stesse creando il nostro competitor maggiore e l'ho detto apertamente. D'altra parte, emerge con evidenza il contrasto di interessi tra azionisti FonSai e creditori bancari, tra i quali cito Mediobanca e Unicredit. Mediobanca, inoltre, ha pure giocato un ruolo da protagonista nell'intera partita. Materia su cui si stanno interrogando le Autorità competenti, compresa la magistratura».

Dal suo punto di vista, come giudica in sé la tribolata fusione tra Unipol e FonSai?

«Si tratta di un'operazione molto critica, poiché se una fusione a due è di norma difficile, a quattro è roba da far rizzare i capelli. E con i vincoli imposti in questo caso dalle Autorità regolatorie, mi pare anche un grande azzardo. Non capisco poi che c'entri il business assicurativo con i libretti di risparmio delle cooperative e come, in termini di missione, stiano insieme l'occuparsi di finanza e il disegno di socialità proprio delle cooperative ».

A suo avviso, Isvap e Consob hanno prestato alla vicenda FonSai tutta la necessaria vigilanza?

«La funzione del regolatore pretende di essere fondata su una riconosciuta autorità morale. Stando alle indagini in corso, l'Isvap nella vicenda FonSai pare sia stata assai disattenta. La credibilità delle Autorità chiamate a regolare il mercato è una questione nodale, che sta dentro alla grande sfida cui è chiamata l'Italia: rigenerare le condizioni per liberare le energie imprenditoriali del Paese, oggi gravate da un peso fiscale abnorme, da una burocrazia bizantina, da un livello di corruzione altissimo. Tutte barriere che fanno molto comodo a chi non vuole il cambiamento. E io personalmente mi vorrei spendere a dare una mano ai nostri imprenditori, ai giovani soprattutto ».

Sta su questo solco il suo impegno a venire? E con quali compagni di strada? Tra di essi figurano, per esempio, Finanziaria Internazionale e Palladio Finanziaria?

«Parto dalla convinzione che la mia stagione di manager sia conclusa. Mi piace l'idea di contribuire a valorizzare management giovane, fornendo i capitali a supporto. Dobbiamo imparare a rovesciare l'ottica distorta che ci ha pervasi negli ultimi anni: la finanza è a servizio del sistema produttivo, non viceversa. Nei cinque mesi scorsi, che considero uno spezzone del mio anno sabbatico post Generali, ho incontrato vari grandi investitori internazionali e soprattutto americani. E vedo grande attenzione e grande rispetto per l'Italia e per la sua classe imprenditoriale, che nonostante tutto sta tenendo a galla un paese che altrimenti sarebbe precipitato nel baratro. Quanto a Finint e Palladio, penso siano guidati da imprenditori validi, ma non li ho coinvolti in nulla dei miei nuovi progetti».

Sta immaginando un fondo di investimento e con quale raggio di azione?

«In primis mi interessa aiutare manager e imprenditori italiani, con il sostegno di investitori di profilo internazionale. Gente interessata a investire ne ho trovata, occorre selezionare le idee e i progetti d'impresa in cui credere. Vedremo poi se lo strumento più idoneo sarà un fondo o una finanziaria. Di sicuro sono convinto che occorre preservare a ogni costo la presenza del manifatturiero in Italia, che è un asset prezioso. Dobbiamo ritrovare un orizzonte temporale e ideale che vada al di là di una finanza biecamente speculativa. La ricerca spasmodica del profitto a breve termine, la vita delle aziende regolata sulla base dei report trimestrali è una esasperazione malsana. A me pare che abbiamo ampia materia su cui ragionare, relativamente alle chiavi di lettura fondamentali dell'economia odierna su scala globale».

È una questione di norme giuridiche o è una partita culturale?

«L'una e l'altra. A mio avviso, dovremmo avere il coraggio di considerare che la globalizzazione ha avuto nel complesso scarsi effetti positivi per i consumatori e riverberi drammatici sul sistema industriale. Non è sempre vero che le grandi dimensioni implichino per forza maggiore efficienza. A me pare che, come la risoluzione Volker indica, sarebbe bene distinguere e regolamentare nettamente le varie attività bancarie. Salvo che non vogliamo sempre pagare il conto di fallimenti e risanamenti. E direi anche che non possiamo tollerare che le grandi banche mondiali definiscano da sé le regole cui si sottomettono.

Non è affatto vero che il mercato si autoregola. I futures sulle commodity, per esempio, rappresentano un bisogno dell'economia reale, ma se costituiscono il 10% di quanto viene effettivamente scambiato, allora vuol dire che la parte residua risponde a altri criteri. Se la finanza non deve essere un gioco ma uno strumento al servizio della economia reale, non ho nessun dubbio sul fatto di tassare in modo forte il day trading. Non sto esponendo mie tesi o interrogativi solo miei».

Le pare, come sostiene Monti e come indica pure Draghi, che stiano emergendo indizi di superamento della crisi?

«Sono convinto che la mossa di Draghi, che ha garantito liquidità ai mercati, abbia tamponato un inferno potenziale e che l'Italia ha dimostrato, una volta di più, una capacità di reazione all'emergenza davvero straordinaria. I primi segnali di fiducia stanno palesandosi, basta guardare al ritorno delle banche sul mercato obbligazionario. Ma detto che il punto peggiore penso sia alle spalle e che le manovre hanno messo una toppa, dobbiamo andare a una vera integrazione a livello europeo, rinunciando a parte della sovranità nazionale. Da soli siamo troppo piccoli per incidere, come Europa avremmo il peso adeguato e però occorre parlare con una voce unica. La moneta unica non basta, anzi da sola può essere una trappola».


2 - MEDIOBANCA: NAGEL, PRONTI CON PIANO VERSO META' 2013
(AGI) - Mediobanca sta portando avanti una "revisione strategica" del suo portafoglio di attivita' che sara' conclusa "credo in qualche trimestre". Lo ha detto l'amministratore delegato dell'istituto, Alberto Nagel, rispondendo alle domande degli analisti nel corso della conference call sui risultati trimestrali. "Penso - ha spiegato - che finiremo il nostro esame strategico verso la meta' del prossimo anno e a quel punto saremo anche nella posizione di illustrare al mercato l'esito di questa revisione" .

3 - MEDIOBANCA: TRIMESTRE OLTRE ATTESE MA GIORNATA NO IN BORSA
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Un primo trimestre oltre le attese non protegge Mediobanca da un netto calo in Borsa. Partito in terreno positivo sulla scia dell'annuncio sabato dell'utile quasi raddoppiato a 109 milioni di euro nei primi tre mesi del 2012-2013, il titolo dell'istituto di Piazzetta Cuccia ha poi preso la via del ribasso come gli altri titoli bancari, in un mercato che mostra rinnovate preoccupazioni sui Paesi periferici a cui vanno ad aggiungersi quelle per il quadro nazionale, dopo l'attacco dell'ex premier Berlusconi al governo Monti.

Nel pomeriggio il titolo dell'istituto di Piazzetta Cuccia segna una flessione del 4,73% a 4,312 euro. "Il mercato sta vendendo l'Italia e con il portafoglio di partecipazioni che ha Mediobanca, vende anche Mediobanca", nota un operatore., Il titolo risente anche di "ragionevoli realizzi", dopo il miglioramento del 77% messo a segno nei mesi scorsi rispetto ai minimi di luglio, afferma un analista di una primaria istituzione finanziaria, che cita anche i toni prudenti nell'outlook per spiegare la reazione del mercato. Nel corso della conference call dei risultati, l'a.d.

Alberto Nagel ha indicato di attendersi un calo del margine di interesse sull'esercizio in linea con il -8% del primo trimestre, con una flessione piu' pronunciata nel corporate and investment compensata dal retail. L'a.d ha sottolineato l'incertezza del quadro economico nell'Europa e il prudente approccio che ne deriva. La banca non intende "andare a caccia di margini facendo compromessi sul rischio in un momento in cui l'Europa del Sud sta avendo una forte contrazione del Pil, ma ci sono incognite anche per quella del Nord. Non e' ancora il momento di fare compromessi sul rischio", ha detto Nagel.

Inoltre sul fronte dei costi - il cui calo del 12% nel primo trimestre e' uno dei fattori che ha favorito il forte aumento dell'utile - l'a.d ha rilevato che nell'esercizio "sara' single digit, non a due cifre, puntera' su spese amministrative nel retail e nel private banking" e se l'anno non andra' positivamente in termini di ricavi e utile per il cbi, "avremo un ulteriore calo sui bonus, ma spero che non sia cosi".

L'ad ha anche sottolineato anche il fatto che il settore leasing non e' piu' considerato strategico e va verso un'ulteriore riduzione (impieghi -4,4% al 30 settembre a 3,9 miliardi) se non forse una vendita, essendo una delle attivita' "piu' rischiose" in termini di crediti dubbi. Nagel ha anche annunciato che la presentazione del piano industriale avverra' a meta' del prossimo anno, quando sara' conclusa la revisione strategica ed e' su quella scadenza - che qualche operatore avrebbe preferito piu' ravvicinata - che ora si focalizza il mercato.

Sul prevedibile andamento dell'esercizio la relazione trimestrale indica che "le previsioni sull'andamento dell'esercizio sono fortemente condizionate dalle incognite sui mercati finanziari dell'Area Euro e dal quadro economico recessivo. Vengono confermati la tendenza di progressivo deleverage degli impieghi e l'obbiettivo di mantenimento di un'ampia dotazione di liquidita' con conseguente riduzione di ricavi e costi. Le valorizzazioni del portafoglio titoli e partecipazioni e l'apporto del trading restano ovviamente connessi all'andamento dei mercati".


4 - 3- MEDIOBANCA SI SMARCA DA GENERALI, ECCO COSA SI ASPETTA DEUTSCHE BANK DAL NUOVO PIANO STRATEGICO
Da "Milano Finanza"

Piovono segno meno sul Ftse Mib. Con l'indice che perde quasi il 2% chi si difende meglio è Generali . Le azioni della compagnia assicurativa contengono i cali a un -0,08% a 12,11 euro grazie al sostegno accordato alla società da Deutsche Bank che ha alzato il rating da hold a buy e il target price da 11,70 euro a 14,50 euro, fiduciosa su un aggiornamento positivo della strategia del Leone agli inizi del 2013.

Proprio in vista del perfezionamento del piano industriale, l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ha dichiarato stamani che, qualora la sua partecipata Generali annunciasse una ricapitalizzazione, Piazzetta Cuccia non sarebbe costretta a fare altrettanto. Nagel ha quindi escluso un legame automatico tra le due operazioni, ma appoggia il nuovo management di Generali e si prepara a portare la quota nella compagnia dall'attuale 13,2% a circa il 10%.

Mediobanca deve scendere per evitare impatti negativi dalle nuove regole contabili di Basilea III. Nagel ha spiegato che nel prossimo piano industriale saranno forniti dettagli sul graduale disimpegno. Per Intermonte tale mossa era attesa, ma potrebbe comunque essere vista positivamente dal mercato.

Separatamente, la Banca d'Italia sta valutando il modo per evitare un conflitto di interesse tra il suo prossimo ruolo di regolatore dell'industria delle assicurazioni e la partecipazione del 4,5% che detiene in Generali. Gli esperti della sim, su questo fronte, propendono per una soluzione che non comporti la cessione della quota storicamente detenuta nella compagnia dal fondo pensione dei dipendenti Bankitalia.

Alle grandi aspettative future in termini strategici, si aggiunge la recente sottoperformance di Generali e l'eccezionale capacità del nuovo ceo Greco di generare valore. La combinazione di questi elementi è positiva per Deutsche Bank che si aspetta siano presentate iniziative di risparmio costi e miglioramenti delle sottoscrizioni di premi ma anche annunci di cessioni per migliorare la profittabilità e rafforzare lo stato patrimoniale della compagnia. Secondo gli esperti un piano eseguito con successo può migliorare il valore addirittura del 50%.

La nomina di Greco come nuovo ceo ha permesso alle azioni di sovraperformare, gli investitori ritengono infatti che ciò sia positivo per il valore del gruppo. In vista dell'aggiornamento del piano strategico la priorità del management è valutare la performance finanziaria e operativa di Generali, la sua strategia e la sua governance.

Gli analisti hanno dato un punteggio sulla base di ciò rispetto ai concorrenti. Il risultato suggerisce che la redditività complessiva del gruppo è buona rispetto ai peers, ma ciò non vale per tutti i mercati. Gli esperti evidenziano inoltre che, nonostante le posizioni dominanti nei mercati core, i benefici di scala non sono sfruttati a pieno ed esiste spazio per ridurre ulteriormente la base di spesa. Il bilancio è debole con un basso livello di solvibilità e il gruppo è eccessivamente indebitato con la conseguenza che la fiducia nella sostenibilità del dividendo è ridotta.

Gli annunci che Deutsche Bank si aspetta probabilmente guideranno le iniziative strategiche del gruppo nei prossimi anni. Gli analisti stimano un risparmio di costi e un miglioramento delle sottoscrizioni nel business non-vita che potrebbe generare ulteriori 0,9 miliardi di utili entro il 2015, anche se si aspettano che questo sarà parzialmente compensato dalla diluizione derivante dalla vendita di attività no-core.

Tali azioni potrebbero portare al 2015 utili di un quinto superiori a quelli attuali. La banca tedesca ritiene inoltre che il bilancio possa trarne beneficio, con il livello di solvibilità e di leva che si riporterebbero vicini alla media del settore. Questo potrebbe, dare flessibilità al management, ad esempio, per acquistare le minoranze della joint venture Ppf senza necessariamente dipendere da finanziamenti esterni.

 

 

GIOVANNI PERISSINOTTO Alberto Nagel article PERISSINOTTO Giovanni Perissinotto ALBERTO NAGEL ALBERTO NAGELGIOVANNI PERISSINOTTOIL QUARTIER GENERALE DI UNIPOL CHE PUNTA AD ASSICURARSI FONSAI FONSAILAD DI UNIPOL CARLO CIMBRI Salvatore LigrestiROBERTO MENEGUZZO Petr_KellnerMARIO DRAGHI SEDE GENERALI PIAZZETTA CUCCIA quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte mario greco generali

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