mohammed bin salman netflix

L’ARABIA E L’ORGOGLIO – NETFLIX PIEGA LA TESTA E CENSURA LO SHOW “PATRIOT ACT” PER FARE UN PIACERE A MOHAMMED BIN SALMAN: IN UN EPISODIO IL COMICO HASAN MINHAJ PARLAVA DELL’OMICIDIO DI KHASHOGGI, DI CUI È ACCUSATO IL PRINCIPE – LA COMMISSIONE SAUDITA PER LE COMUNICAZIONI HA CHIESTO DI BLOCCARE LA PUNTATA E NETFLIX LO HA FATTO (SENNÒ SI GIOCAVA IL RICCO MERCATO)

Andrea Cuomo per “il Giornale”

 

hasan minhaj patriot act netflix 5

Netflix «censura» un suo show. E solo per accontentare l' Arabia Saudita. Un duro colpo per la libertà di pensiero e di streaming. La piattaforma televisiva online americana ha infatti ceduto alle richieste legali provenienti dal regime di Riad per bloccare il secondo episodio della serie «Patriot Act» (in Italia «Patriota indesiderato») dello stand-up comedian Hasan Minhaj, in cui il trentatreenne di origini indiane tratta temi di attualità con stile informato e graffiante.

 

mohammed bin salman foto luca locatelli per il time

Nell' episodio, della durata di 22 minuti tutti dedicati all' Arabia Saudita, Minhaj critica e dileggia il regime saudita e il principe Mohamed Bin Salman e in particolare li mette sotto accusa per l' omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, ucciso lo scorso 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul da alcuni sicari ingaggiati secondo fonti turche e americane proprio da MBS. «Hanno cambiato così tante versioni che l' unica cosa che non hanno detto è che Khashoggi è morto in un incidente di arrampicata su roccia in solitaria», una delle frasi di Minhaj che non sono piaciute a Riad.

 

MOHAMMED BIN SALMAN

Che ha messo sotto accusa undici persone per l' assassinio del giornalista ma nega recisamente il coinvolgimento della corona. Va detto peraltro che il Senato degli Stati Uniti ha approvato poco tempo fa una risoluzione in cui si afferma che il principe ereditario è responsabile della morte di Khashoggi.

 

Il comico, che è di origine musulmana, nello show critica anche apertamente il coinvolgimento del regime saudita nella guerra in Yemen e avverte che «è il momento giusto per rivedere il nostro rapporto con l' Arabia Saudita».

 

JAMAL KHASHOGGI

Così la commissione saudita per le comunicazioni e l' informazione tecnologica ha chiesto ufficialmente di bloccare la puntata in quanto violerebbe le leggi contro il cybercimine. E Netflix lo ha fatto, censurando la puntata anche se solo in Arabia Saudita, dove per la verità essa può essere ancora vista su Youtube. «Noi difendiamo con forza e in ogni luogo la libertà artistica e abbiamo rimosso quell' episodio in Arabia Saudita dopo aver ricevuto una richiesta legale valida e in osservanza alle leggi locali», si giustificano dalla piattaforma.

 

hasan minhaj patriot act netflix 2

La decisione di Netflix ha però disgustato la direttrice di Khashoggi al Washington Post Karen Attiah, secondo cui «@hasanminhaj di @patriotact è stato una voce forte, onesta (e divertente) che ha sfidato l' Aurabia Saudita e Mohammed bin Salman all' indomani dell' omicidio di #khashoggi. Egli ha portato consapevolezza sullo Yemen. È decisamente oltraggioso che @netflix abbia rimosso un suo episodio critico con l' Arabia Saudita».

hasan minhaj patriot act netflix 4

 

Ha preso una dura posizione anche l' associazione Human Right Watch, il cui direttore esecutivo Sarah Leah Whitson ha twittato: «La rivendicazione di Netflix di sostenere la libertà artistica non significa nulla se poi si inchina alla richiesta ufficiale di un governo che non credono alla libertà dei loro cittadini, che sia artistica, politica o comica». Minhaj non ha al momento rilasciato dichiarazioni.

hasan minhaj patriot act netflix 3

 

L' Arabia Saudita è al 169° posto su 180 Paesi di tutto il mondo nella classifica dell' indice della libertà di stampa (comandata da Norvegia, Svezia e Paesi Bassi e con l' Italia al 46° posto appena dopo gli Usa). Ma dalla libera repubblica di Netflix ci si aspettava una maggiore indipendenza.

JAMAL KHASHOGGIhasan minhaj patriot act netflix 1

Ultimi Dagoreport

donald trump gaza land gazaland striscia di gaza

DAGOREPORT – LA GAZALAND TRUMPIANA NON SI FARÀ: I PAESI ARABI NON ACCETTERANNO MAI LA DEPORTAZIONE DI 2 MILIONI DI “FRATELLI” PALESTINESI (NON PER SOLIDARIETÀ, MA PERCHÉ NON LI VOGLIONO FRA LE PALLE) – ALLORA A CHE È SERVITA LA SPARATA DI DONALD, OLTRE A SCATENARE L’INDIGNAZIONE DI MEZZO MONDO, COMPRESI IRAN E CINA? È LA SOLITA STRATEGIA: VENDERE AL MONDO LA “VISIONE” DI UN PRESIDENTE CON LE PALLE, CHE MINACCIA, STREPITA E MOSTRA I MUSCOLI. CHE POI ALLE PAROLE NON SEGUANO I FATTI, POCO IMPORTA: LA PRIMA NOTIZIA CHE ESCE È QUELLA CHE CONTA…

software israeliano paragon spyware whatsapp alfredo mantovano giorgia meloni peter thiel

DAGOREPORT – SE C’È UNO SPIATO, C’È ANCHE UNO SPIONE: IL GOVERNO MELONI SMENTISCE DI AVER MESSO SOTTO CONTROLLO I GIORNALISTI COL SOFTWARE ISRAELIANO DI “PARAGON SOLUTIONS” - PECCATO CHE L’AZIENDA DI TEL AVIV, SCRIVE "THE GUARDIAN", NON FACCIA AFFARI CON PRIVATI, MA VENDA I SUOI PREGIATI SERVIZI DI HACKERAGGIO SOLO A “CLIENTI GOVERNATIVI” CHE DOVREBBERO UTILIZZARLI PER PREVENIRE IL CRIMINE - CHI AVEVA FIRMATO IL CONTRATTO STRACCIATO DAGLI ISRAELIANI PER "VIOLAZIONI"? QUAL È "L'ABUSO" CHE HA SPINTO PARAGON A DISDETTARE L'ACCORDO? – ANCHE IL MERCATO FIORENTE DELLO SPIONAGGIO GLOBALE HA IL SUO BOSS: È PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO” DELLA TECNO-DESTRA AMERICANA, CHE CON LA SOCIETA' PALANTIR APPLICA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL VECCHIO MESTIERE DELLO 007…

barbara berlusconi

DAGOREPORT - BERLUSCONI ALLA SCALA SI È VISTO UNA SOLA VOLTA, MA IL BERLUSCONISMO SÌ, E NON AVEVA FATTO MALE CON FEDELE CONFALONIERI, CHE FU PRESIDENTE DELLA FILARMONICA DELLA SCALA E BRUNO ERMOLLI, POTENTISSIMO VICEPRESIDENTE DELLA FONDAZIONE TEATRO ALLA SCALA - INVECE BARBARA B. LA SI VIDE DUE VOLTE, AL BRACCIO DI PATO, L’EX ATTACCANTE DEL MILAN. LA SUA NOMINA NEL CDA DELLA SCALA? DONNA, GIOVANE… E POI CON QUEL COGNOME! LA COMPETENZA? BEH… LA PASSIONE MMM…: PERCHÉ, DA QUEL GIORNO CHE VENNE CON PATO, NON SI È PRESA UN BEL PALCO ANZICHÉ TORNARE ALLA SCALA SOLO QUINDICI ANNI DOPO DA CONSIGLIERE/A?

vincenzo de luca elly schlein nicola salvati antonio misiani

DAGOREPORT – VINCENZO DE LUCA NON FA AMMUINA: IL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA VA AVANTI NELLA SUA GUERRA A ELLY SCHLEIN - SULLA SUA PRESUNTA VICINANZA AL TESORIERE DEM, NICOLA SALVATI, ARRESTATO PER FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, RIBATTE COLPO SU COLPO: “DOVREBBE CHIEDERE A UN VALOROSO STATISTA DI NOME MISIANI, CHE FA IL COMMISSARIO DEL PD CAMPANO” – LA STRATEGIA DELLO “SCERIFFO DI SALERNO”: SE NON OTTIENE IL TERZO MANDATO, DOVRÀ ESSERE LUI A SCEGLIERE IL CANDIDATO PRESIDENTE DEL PD. ALTRIMENTI, CORRERÀ COMUNQUE CON UNA SUA LISTA, RENDENDO IMPOSSIBILE LA VITTORIA IN CAMPANIA DI ELLY SCHLEIN…

osama almasri torturatore libico giorgia meloni alfredo mantovano giuseppe conte matteo renzi elly schlein

DAGOREPORT – LA SOLITA OPPOSIZIONE ALLE VONGOLE: SUL CASO ALMASRI SCHLEIN E CONTE E RENZI HANNO STREPITATO DI “CONIGLI” E ''PINOCCHI'' A NORDIO E PIANTEDOSI, ULULANDO CONTRO L’ASSENZA DELLA MELONI, INVECE DI INCHIODARE L'ALTRO RESPONSABILE, OLTRE ALLA PREMIER, DELLA PESSIMA GESTIONE DELL’AFFAIRE DEL BOIA LIBICO: ALFREDO MANTOVANO, AUTORITÀ DELEGATA ALL’INTELLIGENCE, CHE HA DATO ORDINE ALL'AISE DI CARAVELLI DI RIPORTARE A CASA CON UN AEREO DEI SERVIZI IL RAS LIBICO CHE E' STRAPAGATO PER BLOCCARE GLI SBARCHI DI MIGLIAIA DI NORDAFRICANI A LAMPEDUSA – EPPURE BASTAVA POCO PER EVITARE IL PASTROCCHIO: UNA VOLTA FERMATO DALLA POLIZIA A TORINO, ALMASRI NON DOVEVA ESSERE ARRESTATO MA RISPEDITO SUBITO IN LIBIA CON VOLO PRIVATO, CHIEDENDOGLI LA MASSIMA RISERVATEZZA - INVECE L'ARRIVO A TRIPOLI DEL TORTURATORE E STUPRATORE DEL CARCERE DI MITIGA CON IL FALCON DELL'AISE, RIPRESO DA TIVU' E FOTOGRAFI, FUOCHI D’ARTIFICIO E ABBRACCI, HA RESO EVIDENTE IL “RICATTO” DELLA LIBIA E LAMPANTE LO SPUTTANAMENTO DEL GOVERNO MELONI - VIDEO