
NON SOLO MARIA ELENA BOSCHI: A INIZIO 2015 UN ALTRO MEMBRO DEL GOVERNO S'ATTIVO’ PER SALVARE BANCA ETRURIA, CHIEDENDO UN INTERVENTO ALLA BANCA DELL’EMILIA ROMAGNA - QUESTO EPISODIO, CONFERMATO DALL’ALLORA PRESIDENTE BPER CASELLI, MOSTRA COME L'ATTENZIONE DEL GOVERNO RENZI SULLE VICENDE DELLA PICCOLA BANCA FOSSE ALTISSIMA
1 - ETRURIA, UN ALTRO ESPONENTE DEL GOVERNO CHIESE AIUTO A POPOLARE EMILIA ROMAGNA
Gianluca Paolucci per “la Stampa”
MARIA ELENA BOSCHI E LE BALLE SU ETRURIA
Nelle settimane che precedettero il commissariamento di Banca Etruria un influente membro del governo chiese alla Banca Popolare dell' Emilia Romagna (Bper) di valutare un intervento in favore della banca aretina.
Siamo nei primi giorni del 2015 quando un «alto esponente» del governo guidato allora da Matteo Renzi contatta i vertici di Bper e chiede la disponibilità della popolare modenese a intervenire in favore di Banca Etruria. Quello stesso giorno e il successivo l'episodio viene riportato ad alcuni ex esponenti aziendali di Etruria, ai quali i vertici di Bper erano legati da una lunga consuetudine in virtù anche della comune appartenenza alla galassia delle banche popolari.
D'altra parte, proprio Bper era stata una delle candidate a prendersi Etruria, della quale conosceva benissimo sia le potenzialità che i problemi, spiega una delle fonti interpellate. L'ultimo tentativo risaliva a qualche mese prima, quando la pressione di Bankitalia per aggregare Etruria si era fatta più forte ma Bper aveva dovuto lasciare il passo alle insistenze della Popolare di Vicenza di Gianni Zonin, preferita da via Nazionale, che tra maggio e giugno sembrava pronta a lanciare un' opa poi mai concretizzata.
L'allora presidente di Bper Ettore Caselli, contattato, nega di aver ricevuto pressioni di alcun tipo: «Guardammo il dossier Etruria come ne guardammo altri e decidemmo di non farne niente». Ma l' episodio si inserisce nelle polemiche sul ruolo del governo nella vicenda di Banca Etruria, il cui vicepresidente era il padre dell' allora ministro e oggi sottosegretario Maria Elena Boschi.
E mostra come in quelle settimane l' attenzione dell' esecutivo sulle vicende della piccola Banca Etruria fossero condivise non solo dalla Boschi. Secondo quanto riferisce Ferruccio de Bortoli nel suo libro «Poteri forti (o quasi)», la Boschi chiese all' ad di Unicredit Federico Ghizzoni di interessarsi alla vicenda.
Lorenzo Rosi, presidente di Etruria dal 2014 fino al commissariamento, avrebbe incontrato Ghizzoni - come ricostruito da La Stampa - per sottoporre una possibile acquisizione da parte di Unicredit. Rosi, tramite il suo legale, conferma l'incontro ma lo retrodata di qualche settimana - a novembre e non a gennaio - e lo colloca presso la sede di Unicredit in piazza Gae Aulenti.
Qualche giorno prima, il 5 novembre, la Boschi aveva partecipato alle celebrazioni dei 15 anni di Unicredit. A combinare l' appuntamento tra Rosi e Ghizzoni, si spiega, sarebbe stata Mediobanca, allora consulente di Etruria (da agosto 2014) per la trasformazione in spa e per la ricerca di un partner. Se non che Mediobanca fa sapere di «non aver avuto nessun ruolo nell' incontro e di non esserne stata a conoscenza».
Secondo quanto ricostruito, durante il mandato di consulenza le uniche manifestazione d' interesse che furono portate ad Arezzo da piazzetta Cuccia provenivano da fondi speculativi o banche estere. Come l' israeliana Hapoalim, uno degli ultimi soggetti a guardare a Etruria prima del commissariamento arrivato l' 11 febbraio del 2015. Mentre dalle banche italiane attraverso Mediobanca non venne registrato alcun interesse.
L'avvocato della Boschi, Vincenzo Zeno Zencovich, ricostruisce la vicenda in maniera completamente diversa: «Ho motivo di ritenere che questa richiesta fosse stata avanzata da tempo da Banca d' Italia e che non ci sia stato nessun intervento, così come viene raccontato in questo libro».
maria elena boschi al lingotto
Quello che è certo è che nelle convulse settimane che precedettero il commissariamento i vertici di Etruria condussero una intensa attività «in proprio», slegati dai consulenti, per cercare un partner. Le pressioni di Bankitalia si facevano sempre più insistenti e il cda guidato da Rosi - con Pier Luigi Boschi vicepresidente - ebbe proprio la ricerca di un acquirente come priorità. Il Fatto Quotidiano racconta anche di un altro incontro, a marzo 2014 (quando il cda di Etruria era guidato da Giuseppe Fornasari), con Vincenzo Consoli e Flavio Trinca - allora alla guida di Veneto Banca.
Il 20 gennaio del 2015 poi il governo Renzi annuncia un provvedimento auspicato da almeno 20 anni e mai realizzato da nessun governo: la riforma delle banche popolari con l' obbligo di trasformazione in spa. Una decisione che non coglie di sorpresa Etruria, che aveva già da tempo deciso di anticiparla trasformandosi in società per azioni. Un procedimento interrotto anche in questo caso dal commissariamento del febbraio 2015. La fine di Etruria e l'inizio di una vicenda che dopo oltre 2 anni continua a catalizzare il dibattito politico.
2 - DE BORTOLI ATTACCA
P.Bar. per “la Stampa”
È muro contro muro sull'affaire-Banca Etruria, «storia nota di massoneria», come la definisce Ferruccio De Bortoli. Secondo il quale, però, arrivare a togliere a Maria Elena Boschi tutte le deleghe «è eccessivo». Ribatte l' avvocato Vincenzo Zeno Zencovich, che assieme a Paola Severino cura gli interessi della Boschi: «Prima di scrivere delle cose - sostiene il legale - occorre riscontrare le fonti. Da quello che ho letto, De Bortoli dice che conferma le sue fonti vicine a Unicredit. A me sembra un poco strano. Uno alza la cornetta, chiama le due persone e dice: ma è vero? Sentire l'ex ad e un parlamentare credo sia piuttosto facile».
«Io sono andato a sentire i poteri forti - ribatte a sera il giornalista milanese ospite di Otto e mezzo su La7 -. Non c' è niente di male che un politico si occupi e si interessi del destino della banca del territorio da cui proviene. Mi sarei stupito del contrario. Qui - sottolinea - c'è un problema di coerenza rispetto a ciò che aveva dichiarato alla Camera».
Ma l'ex ministro, nonostante quello che ha sostenuto a suo tempo in Parlamento, si è interessato o no alle sorti della banca di cui tra l' altro suo padre Pier Luigi era vicepresidente? Boschi nega, De Bortoli sostiene il contrario, parlando di un contatto con Ghizzoni. Secondo Zeno Zencovich si tratterebbe di un «fotomontaggio mediatico». «La vicenda - sostiene - denota un scarsa conoscenza di come funziona il sistema bancario. La richiesta di acquisire Etruria era stata avanzata da tempo, mesi e mesi, da Banca d' Italia». Di querele però, anche se De Bortoli a questo punto quasi la pretende («così parliamo dei fatti») non si parla. «Le cose si valutano, è inutile fare annunci.
Guardiamo le carte. Il problema è chiarire le cose come stanno nelle sedi opportune».
Nessuna azione nemmeno contro i 5 Stelle che stanno sparando ad alzo zero contro Boschi accusandola di «raccontare ogni giorno bugie sempre più gravi». «Se resistono nella difesa della Boschi, Pd e governo se ne assumeranno la responsabilità», ha spiegato a Skytg24 Luigi Di Maio. Per il Pd la questione non si pone: «Dimissioni? Considerando che la vicenda non è vera è inutile parlarne», taglia corto il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato.